Al Senato la sfida sulla giustizia: intesa Renzi-Costa filo Nordio. Alla Camera il M5S porta in Aula lo scontro sulla corruzione

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ROMA – Il M5S porta nell’aula di Montecitorio lo scontro sulla corruzione. Il capogruppo Francesco Silvestri ha chiesto al presidente Luciano Fontana di garantire il confronto e il voto in aula dopo quanto è avvenuto nella commissione per le Politiche comunitarie. Il regolamento gli dà questa possibilità. “La scriteriata bocciatura della maggioranza della direttiva Ue sull’anticorruzione rischia di indebolire gli elementi di prevenzione contro la criminalità e di creare attriti superflui con l’Unione europea” dice Silvestri che chiede subito il voto che potrà cadere al massimo entro 10 giorni, cioè il 26 luglio. Mercoledì della prossima settimana.

Se la maggioranza ha bocciato la direttiva Ue sulla corruzione, un decimo dei componenti dell’assemblea hanno la possibilità di ottenere il voto dell’aula. Sicuramente la maggioranza avrà la meglio, e potrà confermare il voto della commissione, ma la battaglia sulla corruzione si sposta nell’emiciclo. Finisce sotto i riflettori. Esce dal chiuso della commissione. E diventa pubblico un dibattito finora riservato a pochi, nel quale la maggioranza si è messa contro un dettato europeo, sostenendo che sia aggirabile. Adesso la maggioranza dovrà spiegarlo in aula, e sostenere un dibattito pubblico.

Non è cosa da poco, in questo clima avvelenato. Nel quale il Quirinale ha fatto l’unica scelta possibile, inviare alle Camere il disegno di legge Nordio, poiché le Camere sono sovrane nel valutarlo e modificarlo e alla fine approvarlo. Solo a quel punto il presidente della Repubblica potrà verificare l’effettiva costituzionalità del testo. Cioè fino a che punto l’Italia può ignorare le linee guida dell’Europa, violando l’articolo 117 della nostra Carta che nel primo comma dell’articolo 117 recita così: “la potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle regioni nel rispetto della costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali”. Già adesso questo comma della carta è stato violato.

Un fatto è certo: nell’incontro faccia a faccia tra Mattarella e Meloni, la premier aveva assicurato che avrebbe fatto “una riflessione sul testo di Nordio“. Allo stato degli atti, e dopo il voto dei suoi nella commissione per le Politiche comunitarie, sembra proprio che la bocciatura dell’abuso d’ufficio sia definitiva. Aldilà dei buffetti politici, della serie “Nordio non è un politico, deve imparare ad esserlo”, proprio le idee del Guardasigilli ex pubblico ministero camminano velocemente. Come conferma l’appoggio pieno della maggioranza su abuso d’ufficio e traffico di influenze, intercettazioni, segreto di indagine, separazione delle carriere. Perché questo sarà il prossimo step su cui la maggioranza intende andare avanti velocemente. Forza Italia non transige, vuole la separazione.

Ancora oggi, a palazzo San Macuto, gli avvocati la definiscono una “riforma necessaria“. E invitano il sottosegretario più sensibile tra quelli di via Arenula su questa questione, il viceministro Francesco Paolo Sisto, che non manca mai, nei numerosi interventi televisivi, di ricordare come la riforma della separazione delle carriere sia un passaggio fondamentale per la giustizia da realizzare in questa legislatura.

La riforma Nordio, se di riforma si può parlare, adesso approda al Senato. Nelle mani della presidente leghista della commissione giustizia Giulia Bongiorno. Ed è pronto a toglierle il palcoscenico Matteo Renzi. Che con una mossa a sorpresa, in asse con Enrico Costa di Azione, si è fatto spostare in commissione Giustizia al posto di Ivan Scalfarotto. L’intenzione è chiara, e l’ha espressa lo stesso senatore di Rignano, dicendo che lui vuole dire la sua su tutto il pacchetto giustizia. Abuso d’ufficio, traffico di influenze, stretta sulle intercettazioni, bavaglio alla stampa, segretezza delle indagini preliminari, un capitolo quest’ultimo che Nordio è intenzionato a inasprire ulteriormente. L’idea è quella di congegnare un sistema che impedisca ai giornalisti di pubblicare notizie che riguardano la fase delle indagini preliminari. Cioè quelle che vanno sui giornali. Com’è giusto che sia. Rischiamo di non sapere più nulla di un caso come quello della Santanchè, o ancora degli accertamenti sul figlio di La Russa, non avremmo saputo niente delle indagini sulla violazione del segreto d’ufficio di Delmastro, la vita dei cronisti giudiziari diventerà un inferno. Così vuole Nordio.

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