Al via il G20 delle donne: “Ci vuole una roadmap della parità di genere”

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Roma – Quest’anno l’Italia ha la presidenza del G20 e a fine ottobre a Roma si riuniranno i capi di Stato e di governo di 19 Paesi più i rappresentanti dell’Unione europea che insieme rappresentano l’85% del Pil mondiale. È a loro che parla il summit del Women20 – il gruppo del G20 che si occupa di uguaglianza di genere e rappresenta la società civile – che si tiene a Roma da oggi fino a giovedì 15 luglio: tre giorni per discutere di lavoro e imprenditorialità femminile, di opportunità offerte dallo sviluppo digitale, di accesso all’istruzione e ai servizi di cura, di presenza paritaria nei luoghi decisionali, ma anche di divario salariale e tecnologico, di contrasto agli stereotipi di genere e alla violenza sulle donne.

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“Saranno presenti scienziate, economiste, donne che lottano per i diritti della propria terra, una rappresentanza ampia” per “rimettere le donne al centro del cambiamento” e tracciare una “roadmap per l’uguaglianza”, dice Linda Laura Sabbadini, presidente di Women20.

La pandemia ha avuto un impatto molto duro sul mondo femminile, “sul lavoro, ma anche sull’istruzione, dove ci sono stati lockdown prolungati con la mancata partecipazione scolastica da parte dei bambini e delle bambine”, spiega. Le donne sono state “allo stesso tempo pilastro del sistema di welfare e della lotta alla pandemia, ma la loro situazione si è aggravata”.

Le statistiche internazionali non lasciano spazio ad ambiguità: la pandemia ha esacerbato le disuguaglianze allontanando l’obiettivo di una vera parità a livello globale. “Le donne sono il 24% più vulnerabili nel perdere il lavoro e nel subire cali più marcati del reddito. Il divario retributivo di genere, già elevato, si è ampliato, anche nel settore sanitario”, conferma l’Onu.

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Un’altra generazione di donne “dovrà attendere la parità di genere, per colmare il divario globale ci vorranno 135,6 anni”, calcola il World Economic Forum, che nel suo rapporto annuale restituisce l’ampiezza delle sfide. In politica, innanzitutto, dove il divario di genere resta il più significativo: in 156 Paesi del mondo, le donne rappresentano solo il 26,1% di circa 35mila seggi parlamentari e solo il 22,6% di oltre 3.400 ministri nel mondo. Ma anche nella partecipazione alla vita economica il divario è sostanziale: tra le posizioni di vertice le donne nel mondo rappresentano ancora solo il 27% di tutti i manager, dice il Wef.

Il Women20 non servirà solo a indicare la direzione del cambiamento ma anche gli obiettivi concreti per realizzarlo, con proposte e strategie per aumentare l’occupazione femminile e investire sull’imprenditoria delle donne, migliorare i servizi di assistenza e di cura, pensare a “un piano d’azione globale contro gli stereotipi di genere e per il cambiamento culturale” e per mettere il contrasto alla violenza contro le donne al centro dell’agenda internazionale. “Per la prima volta il G20 è un G20 che si occupa ad ampio spettro delle tematiche di genere mentre tradizionalmente era focalizzato sulle questioni economiche”, riflette Sabbadini. “La parità, l’empowerment femminile sono degli obiettivi strategici di fondo, l’interazione tra la politica e la società civile è centrale per raggiungerli. Abbiamo l’opportunità di realizzare il pieno potenziale delle donne. Non solo aumenterà la crescita sostenibile, ma sarà anche un imperativo per l’esistenza di società creative e inclusive, sostenute da una cittadinanza attiva. L’uguaglianza è una grande sfida che si può vincere”.

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