Al via la pasta creata dai consumatori: “Così la produzione diventa democratica”

La Republica News

Sta per fare il suo esordio nei supermercati italiani la pasta “Chi è il padrone?”, il primo articolo creato sulla base di decisioni prese dal basso, dai clienti stessi, che così possono controllare ogni aspetto del processo produttivo. La troveremo, in tre formati da 500 gr (spaghetti, fusilli e penne), sugli scaffali dei negozi Carrefour dal 25 giugno. Sarà prodotta dalla Sgambaro e venduta al prezzo di 1,07 a confezione. Un debutto che si deve all’Associazione senza scopo di lucro “La marca del consumatore”, versione italiana dell’omonima iniziativa francese, che ha preso il via nel 2016 in seguito alla protesta degli allevatori d’Oltralpe, stanchi di essere remunerati con compensi iniqui per il latte fornito alle aziende.Dalla protesta verso un movimento globale”Nel 2016 i consumatori francesi s’interrogarono per la prima volta su come inserirsi nella filiera di creazione del prodotto, per assumersi la responsabilità di scelte etiche e ambientali, che ricadevano anche su di loro. Nacque così “C’est qui le patron?” Spiega a Repubblica Enzo Di Rosa, fondatore dell’associazione italiana. “Il progetto, senza ricorrere ad alcuna pubblicità, riscosse un immenso successo. A distanza di tre anni e mezzo circa 15.000 consumatori hanno sposato l’iniziativa, con la creazione di trentadue prodotti che ora vengono distribuiti in 12000 punti vendita della GDO francese. 170 milioni di litri di latte sono stati remunerati al giusto prezzo. E oggi la marca del consumatore è presente in nove Paesi (Francia, Italia, Germania, Belgio, Spagna, Inghilterra, Grecia, Marocco, Usa) e diversi altri sono interessati ad aderire come Brasile e Canada. Si sta creando un vero e proprio movimento globale che si basa sull’azione dal basso dei consumatori”.L’iter di produzione è controllato dal bassoIn Italia, tutto ha avuto origine a settembre del 2018, grazie all’iniziativa del fondatore, il siciliano Enzo Di Rosa, proveniente da una famiglia di ex agricoltori biologici. “Quando mettiamo nel carrello un prodotto ci illudiamo di fare un acquisto consapevole. In realtà il mercato decide in base a logiche che sfuggono al nostro controllo. Con il nostro progetto, per la prima volta i consumatori possono con la loro azione collettiva, entrare in questo processo decisionale, scegliendo tutto: metodo di coltivazione o di allevamento, origine delle materie prime di qualità, processo industriale, giusta remunerazione per agricoltori e allevatori, imballo ed equo prezzo finale di vendita. E anche verificare che le aziende aderiscano agli stessi valori e rispettino l’ambiente” prosegue Di Rosa.Da consumer a prosumer: il ruolo del consumatoreIl procedimento è rovesciato, tutto ha origine dal basso: l’associazione, in seguito al confronto con un campione di produttori e di aziende, stila un questionario che mira a definire tutti gli aspetti dell’articolo che s’intende commercializzare e le modalità di produzione. Chiunque senza registrarsi, può votarlo online per prendere parte all’iter decisionale, diventando ‘consumAttore’ consapevole, come è illustrato sul sito. Sono stati ad esempio in 3558 a esprimersi sul primo prodotto, la pasta.Chi voglia può anche associarsi (finora l’hanno fatto in 4200) versando un contributo una tantum di 2 euro e godere di maggiori poteri, tra cui facoltà ispettive sulle aziende. I prodotti più suffragati tramite il meccanismo dei questionari vengono poi messi in produzione. Dunque, si procede a stringere accordi con le aziende che s’impegnano a rispettare i principi etici dell’ associazione. “Per quanto riguarda la distribuzione abbiamo proposto l’iniziativa a tutte le catene di supermercati italiani. Carrefour è stato finora il primo ad aderire. In una seconda fase tuttavia, i consumatori servendosi della app dell’associazione (in fase di rilascio), potranno chiedere anche al proprio negozio di fiducia di distribuire i prodotti” anticipa il fondatore.Compenso fisso per tre anni ai produttoriLa scelta è caduta finora sulla veneta Sgambaro, impresa di Castello di Godego, in provincia di Treviso, che produrrà la pasta con grano duro italiano (pugliese e veneto) proveniente da agricoltura sostenibile. La pasta, trafilata in bronzo usando energia rinnovabile e confezionata con un imballo in carta riciclabile, sarà venduta al giusto prezzo di 1,07 euro al pacco. “Finora si è scelto di produrre i prodotti base, che non possono mancare nel carrello. Dopo la pasta arriveranno anche la passata, latte, uova e olio” chiarisce Di Rosa. In un’apposita sezione del sito si potrà controllare dove vanno a finire gli incassi. “L’associazione non vende direttamente i prodotti, ma attraverso una sub-licenza dà la possibilità a un’impresa di vendere la pasta con il proprio marchio ‘Chi è il padrone?’, ricevendo in cambio il 5% sul prezzo di vendita, che serve a coprire i costi del movimento”.”Inoltre, tra le nostre priorità c’è la giusta remunerazione per chi produce la materia prima. Abbiamo stipulato un accordo con i produttori di grano duro per il prezzo di 400 euro a tonnellata, ben più alto degli attuali 300 pagati sul mercato. Ci impegniamo per tre anni a mantenere i prezzi fermi, per permettere loro di pianificare il lavoro. Nel 2023, dopo una ricognizione sul mercato, valuteremo se modificarlo”.


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