Albina fugge dalla Nigeria e si laurea a Trento

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TRENTO – Rapita mentre stava facendo jogging a poca distanza da casa. Rinchiusa in una stanza con scheletri appesi alle pareti, legata, violentata e utilizzata per un rituale ancestrale solo per il colore candido della sua pelle. In Nigeria, dov’è nata Joy, gli albini sono malvisti: emarginati, discriminati, in alcuni casi perfino perseguitati.

Era il gennaio 2016: “Uno di quegli uomini mi disse con espressione supplicante in lingua yoruba, che io capivo perfettamente, ‘Albina per piacere fai che la tua testa ci porti molto denaro, fai che per noi non ci sia mai più sofferenza, portaci molti soldi per piacere'”. Joy viene poi ceduta ad altri rapitori e finisce in Libia, viaggiando di notte chiusa nel bagagliaio di un’auto. L’ultimo dei suoi aguzzini ha un pentimento e decide di aiutarla a recarsi in Italia, destinazione Lampedusa. Poi, dopo qualche tempo, l’arrivo in Trentino, dove è stata seguita dal Centro Astalli e poi inserita nel percorso universitario.

Quella di Joy è una storia durissima, brutale, di emigrazione involontaria, qualcosa di molto vicino alla deportazione. Ma anche un inno alla resilienza, alla “riacquisizione del proprio vero nome: reclamato, reimparato”. La giovane donna, 23 anni, origini nigeriane, si è lasciata alle spalle la Nigeria ed è arrivata in Trentino, dove è diventata la prima laureata del Progetto accoglienza richiedenti asilo e rifugiati promosso dall’Università di Trento. La neo dottoressa  ha conseguito la laurea triennale in Comparative European and International legal studies, un percorso di studi nuovo che la Facoltà di Giurisprudenza offre interamente in lingua inglese.

Il progetto assicura alle studentesse e agli studenti selezionati vitto e alloggio e un affiancamento e sostegno per usufruire di tutti i servizi messi a disposizione dall’Ateneo. Al momento il progetto segue 15 tra studenti e studentesse da 10 Paesi. “È una ragazza molto determinata: nei tre anni non soltanto ha ottenuto tutti i crediti richiesti per rimanere nel progetto, ma li ha addirittura superati, laureandosi in corso con ottimi voti in molte discipline. Il percorso di Joy rappresenta un motivo di grande soddisfazione per l’Ateneo e credo possa essere di ispirazione per molti altri studenti e studentesse”, commenta la prorettrice alle politiche di equità e diversità di Uni Trento, Barbara Poggio.

Finora al progetto universitario di integrazione, strutturato per richiedenti o titolari di protezione internazionale, hanno partecipato persone provenienti da Camerun, Venezuela, Costa d’Avorio, Guinea Conakry, Gambia, Nigeria, Pakistan e Afghanistan, che si sono iscritte a diversi corsi di laurea.

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