Alessandria, detenuto malato di Sla costretto a rimanere in carcere: il giudice gli nega i domiciliari

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Quattro medici hanno stabilito che la condizione di Maximiliano Cinieri non è compatibile con la vita in carcere ma il giudice del tribunale di Asti ha rigettato tutte le richieste di scarcerazione. Cinieri ha 45 anni, una moglie e una figlia, è in carcere dal 24 aprile 2021 (poi scarcerato e nuovamente detenuto dall’11 agosto dello stesso anno), accusato di estorsione e di essere stato responsabile di sette casi di usura registrati nell’Astigiano. A dicembre 2021, mentre era già in carcere, ha ricevuto la diagnosi di Sla, una malattia che aveva dato i primi sintomi circa un anno prima ma che soltanto alla fine dell’anno scorso è stata certificata dagli esami medici.

Il dottor Gianluca Novellone, perito di parte incaricato dal detenuto che è assistito dall’avvocato Andrea Furlanetto del foro di Asti, ha definito la sua malattia “una sicura condanna a morte” perché la forma che lo affligge – neurodegenerativa del I e II motoneurone di tipo midollare e bulbare – è particolarmente grave e fulminante, capace di portare alla morte nel giro di tre massimo cinque anni. E infatti le condizioni del detenuto sono peggiorate in fretta.  

Fatica a muoversi e può farlo solo aiutato dalle stampelle  sempre accompagnato da un piantone, ha una ridotta funzionalità delle braccia, non riesce a gestire la deglutizione e la saliva e per questa ragione non può assumere liquidi ma solo acqua in forma di gel. Il medico del carcere Don Soria di Alessandria, Roberto Carbone, nella sua ultima relazione di fine marzo lo definisce affetto da una “grave infermità fisica”  e nell’ultima relazione che ha presentato dice che “il carcere non è la collocazione idonea per un detenuto con le sue caratteristiche cliniche”, anzi la sua gestione sarebbe per il carcere “estremamente complessa e metterebbe in difficoltà tutta l’area sanitaria”.

Cinieri aggiunge alla Sla una serie di patologie che rendono il suo quadro clinico ancora più complesso. Valutazioni simili sono state fatte anche dal primario della neurologia dell’ospedale di Alessandria Luigi Ruiz e dal professor Umberto Manera, specialista del Cresla di Torino, centro specializzato nel trattamento della Sla.

Di diverso avviso il perito incaricato dal gip che ha definito invece la situazione di Cinieri “compatibile con il regime carcerario”.

La decisione del giudice Giorgio Morando è andata in questa direzione confermando per l’uomo, che si trova in regime di custodia cautelare da quasi un anno, il carcere rigettando la richiesta del suo legale di accordargli i domiciliari con l’uso del braccialetto elettronico.

“Abbiamo presentato una decina di istanze tutte rigettate – spiega l’avvocato Furlanetto – L’ultima è stata depositata lunedì e aspettiamo l’esito. Il mio cliente ha sempre tenuto un comportamento ineccepibile in carcere, ha risarcito tre delle vittime e inviato a tutti una lettera di scuse”. 

La sua famiglia, la moglie e la figlia Valeria lanciano un appello perché il padre possa essere trasferito ai domiciliari. “È un uomo che non è in grado di allacciarsi da solo le scarpe, come si può sostenere che sussista il pericolo di fuga o di reiterazione del reato – si chiede la figlia che cita l’ultimo provvedimento di rigetto – Stanno togliendo a mio padre ogni dignità. Lui in carcere piange, dice che ogni giorno in più lì dentro è un giorno in meno con la sua famiglia”.

Dovrebbe seguire dei percorsi di fisioterapia che in carcere non sono accessibili, “sono le uniche cure che potrebbero rallentare una malattia che non ha cura, ma lui non può averli”.

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