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Alessandro Brigo e Andrea Lusini, uccisi dai vapori tossici a Villanterio: insieme fino all’ultimo

La Republica News
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Era il suo compleanno, cinquanta anni da festeggiare con la moglie Laura e i ragazzi, Filippo e Benedetta di 18 e 16 anni. Ma a casa Alessandro Brigo, operaio, venerdì non è tornato. Non ci tornerà più. L’ha ucciso una zaffata di idrogeno solforato fuoriuscita dalla tubatura nell’azienda di trattamento di scarti animali a Villanterio, una delle tante cascine sparse nella campagna del Pavese. Il collega Andrea Lusini. cinquantenne anche lui, era lì vicino, ha provato a soccorrerlo, ha solo fatto in tempo a chiamare i soccorsi. E’ morto anche lui.  Perchè molto spesso i caduti sul lavoro ci lasciano per gesti di generosità. Oltre che per fato e inadempienze.

E Alessandro era un uomo generoso, attivo anche nella Protezione Civile: “Lo conoscevo bene – racconta Andrea Itraloni, sindaco di Copiano, una manciata di chilometri da Villanterio, dove vive la famiglia Brigo – in questo periodo, quando era libero dal lavoro, svolgeva servizio all’Istituto Mondino di Pavia per dare una mano nelle vaccinazioni”. Un tempo faceva il camionista, poi per stare più vicino alla famiglia ha accettato quel ‘lavoraccio’ in mezzo a viscere e frattaglie, “fatica e stipendi che non vale la pena…”, dice tra i denti qualche collega.

Andrea Lusini era nato a Siena e viveva da due anni a Linarolo, sempre nel Pavese. Era un lavoratore interinale, il più invisibile tra gli invisibili. Separato, un figlio in Toscana, una nuova compagna. Aveva perso i genitori per il maledetto Covid.

Alessandro e Andrea, fianco a fianco fino all’ultimo.



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