Alitalia bonsai con tremila dipendenti: sindacati sul piede di guerra

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ROMA – Angoscia, sorpresa. Ma anche rabbia e voglia di portare nelle strade le voci dei dipendenti. La vicenda Alitalia e il futuro di 10.500 lavoratori sono nelle mani del governo che in queste ore sta pensando ad una compagnia “leggera”, segnata da sacrifici e crescita progressiva, legata ai risultati e orientata al mercato. Un vettore che partirà con meno di 3 mila persone e senza manutenzione e handling, le due costole che sono comprese nel perimetro attuale dell’azienda ma che il governo vuole staccare e mettere all’asta, come richiesto da Bruxelles. Oggi, a quattro anni dall’avvio dell’amministrazione straordinaria e dopo l’affondo del ministro dello Sviluppo Giorgetti che ha parlato chiaramente di ridimensionamento della flotta e spezzatino della società, monta la protesta.

Se per la Fit Cisl “una compagnia di bandiera bonsai, ridotta a 40 aerei, non potrà sostenere la ripresa economica nazionale a cui tutto il Paese sta lavorando”, Ivan Viglietti, segretario nazionale della Uiltrasporti rincara la dose e annuncia iniziative forti e a breve: “Al di là della preoccupazione sindacale sull’occupazione, ci sono anche dei timori industriali: come potrà competere una piccola Alitalia al confronto con concorrenti sempre più aggressivi? Non siamo assolutamente d’accordo con Giorgetti – spiega – un full service carrier di medio e lungo raggio e federaggio sull’hub non può partire con meno di 100 aerei in Italia”. Per Viglietti ci sono punti da chiarire con l’Europa: “La discontinuità? Sono condizioni impossibili poste dall’Ue: se le lasciamo fare ciò che vuole partirà una compagnia zoppa, piccola che decollerà troppo tardi. Temo che la logica sia quella di favorire i competitori tradizionali europei e non Alitalia. Paletti e ostacoli spesso pretestuosi per rendere difficile il percorso e far nascere una mini compagnia”. Ecco dunque che la Uil e le altre sigle confederali sono pronte a far sentire la propria voce: “Noi stiamo ci organizzando. Se il governo confermerà l’impostazione dei numeri noi reagiremo con una forte mobilitazione che stiamo già preparando. Siamo preoccupati per i lavoratori di Alitalia e dell’indotto ecco perché deve nascere un vettore di dimensioni adeguate con manutenzione e handling al suo interno”.

(ansa)

Secondo Stefano De Carlo, della Fnta, sigla che riunisce le associazioni di piloti e assitenti di volo Anpac, Anpav e Anp, “è essenziale che Ita – la newco Alitalia – abbia una concreta possibilità di svolgere il proprio ruolo di compagnia di bandiera al servizio del Paese, sia per le attività passeggeri e cargo, sia per gli organici del personale navigante, piloti ed assistenti di volo. I numeri devono da subito essere tarati per i volumi di traffico attesi nell’estate del 2022 quando il piano vaccinale avrà stabilizzato i suoi effetti positivi e il mercato riprenderà”. Per De Carlo, “il numero iniziale di aerei nel 2021 non è significativo e puntare all’organico necessario per quel numero di aerei sarebbe un gravissimo errore. Bisogna  tenere in debita considerazione le tempistiche previste per l’addestramento. Questo per avere disponibile il personale navigante necessario per far girare gli aerei a fine 2022. Aerei che saranno quasi il doppio rispetto alla partenza. In quest’ottica – conclude – sarebbe auspicabile che Ita-Alitalia utilizzasse nella fase iniziale delle assunzioni la formula del part-time temporaneo da assorbire successivamente nel corso del prossimo anno”.

“Il governo comincia a scoprire le carte su Alitalia e svela un piano fatto di licenziamenti, smembramento e ridimensionamento: è una beffa per lavoratori e contribuenti” denuncia Antonio Amoroso, segreteria nazionale Cub. “Il ministro dello Sviluppo, pensando forse ad una compagnia di alianti, ritiene opportuno alleggerire Alitalia di gran parte del personale e degli aeromobili, dopo averla privata dei servizi di manutenzione, handling, call center, informatica e staff. Possiamo solo parlare di una macelleria sociale e della distruzione di un bene pubblico”, conclude Amoroso che lancia per Cub Trasporti e AirCrewCommittee  delle imminenti “mobilitazioni”. Per l’Usb infine, “sono pessime le dichiarazioni del ministro Giorgetti, il quale sostiene che Ita non può essere troppo pesante, se è troppo pesante non vola. Ci saranno ripercussioni sul piano sociale. Servono sostegni per chi resterà fuori. Tutto questo dopo l’incontro, definito “positivo”, con la commissaria europea Margrethe Vestager che, al contrario, si sta rivelando come una débacle e disegna una compagnia aerea piccola, senza sviluppo, costretta a vendere slot e marchio e separata dai processi di handling e manutenzione”. Per l’Usb “una compagnia aerea di tali proporzioni non ha nessuna possibilità di rimanere sul mercato”.

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