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Amazon si schiera a favore della legalizzazione della cannabis: stop ai test per le assunzioni

La Republica News
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MILANO – Anche Amazon scende in campo a favore della marijuana legale, a livello federale, negli Stati Uniti. Il colosso dell’e-commerce ha aggiunto la sua voce su un tema che sta incontrando consensi sempre più ampi negli Usa e che dovrebbe trovar posto nell’attività di Capitol Hill in tempi stretti, aprendo alla completa normalizzazione di un settore che è visto come grande opportunità anche dalla finanza di Wall Street e per il gettito fiscale delle casse pubbliche.

La società fondata da Jeff Bezos, che non vende l’erba legale sul suo portale, ha annunciato in un post sul suo blog che “sosterrà attivamente” la proposta normativa. E ha dato un esempio pratico di come intende farlo: eliminerà – limitatamente alle posizioni che non sono regolamentate dalle norme del Dipartimento dei trasporti – i test sull’uso di marijuana nell’ambito delle assunzioni dei propri dipendenti. “In passato, come molti datori di lavoro, abbiamo escluso dei candidati se risultavano positivi al test per l’uso di marijuana – ha spiegato il responsabile del retail, Dave Clark – Tuttavia, dato che le leggi statali si stanno muovendo negli Stati Uniti, abbiamo cambiato rotta”. In pratica, d’ora in avanti la marijuana verrà trattata come l’uso di alcol nella selezione del personale.

Una scelta che viene anche dopo alcune polemiche: a marzo Amazon è stata accusata di aver violato la legge di New York per aver sottoposto i candidati ai test per l’uso di marijuana ormai vietati.

La mossa di Amazon arriva in un momento di grande pressione per la legalizzazione della marijuana a livello federale negli Usa, movimento che si riverbera anche a Est dell’Atlantico. E l’industria ne ha preso (felicemente) atto, tanto che le vendite sul mercato legale sono salite del 46% nel corso del 2020 negli Stati Uniti a quota 17,5 miliardi. Ormai sedici stati hanno dato il via libera all’uso ricreativo e secondo Pew Research più di nove americani su dieci sono a favore dello sdoganamento finale, repubblicani compresi. Il passo definitivo è atteso con il Marijuana Reform Bill, la norma destinata a legalizzare il consumo e la vendita a livello nazionale.

In Italia, a sostenere il via libera alla coltivazione per uso personale è stato, a colloquio con Repubblica, Riccardo Magi, deputato di +Europa/Radicali che ha depositato una proposta di legge in Commissione giustizia. A tirare per la liberalizzazione ci sarebbero due effetti: quello certificato dal Cato Institutes che ha verificato come la liberalizzazione negli Usa non abbia portato a un aumento dei consumi tra i giovani; e l’effetto su lavoro e gettito fiscale. Negli Stati Uniti ormai l’industria di settore occupa tra diretti e indiretti 321mila lavoratori e la California sta raccogliendo centinaia di milioni di entrate fiscali. La stima di Magi per l’Italia, sulla base di studi della Sapienza e dell’Università di Messina, è che si possano raggiungere “6 miliardi di euro di giro d’affari con la creazione di migliaia di posti di lavoro”.

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L’ambito della marijuana non è l’unico nel quale Amazon ha annunciato innovazioni. Nello stesso post, infatti, la società spiega una revisione del sistema ‘Time off Task‘, un software che misura la produttività dei dipendenti responsabili dello smistamento, dell’imballaggio e della movimentazione dei pacchi. Un meccanismo proposto per ottimizzare i processi e passato per alert anti-fannulloni che “può essere facilmente interpretato erroneamente”, ha ammesso Clark. Negli ultimi tempi si sono poi aggiute le critiche sindacali sull’alto tasso di infortuni nei magazzini di Amazon. L’allentamento del sistema di controllo della pianificazione del magazzino dovrebbe consentire di tornare “all’obiettivo primario” che è quello di “capire se ci sono problemi con gli strumenti che le persone utilizzano per essere produttivi e, solo in secondo luogo, identificare i dipendenti con scarse prestazioni”, ha spiegato Clark. Dopo le accuse a questo metodo di causare stress inutile, poichè non lascia abbastanza tempo, ad esempio, per andare in bagno, “da oggi, il ‘Time off Task’ durerà in media più a lungo”, ha garantito il responsabile.



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