Amazzonia, la triplice frontiera assediata dai militari: “Ma gli indigeni non conoscono confini”

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San Felipe de Guainia è già Colombia, un villaggio di poche case, alcuni negozi, che stanno lungo una via, la postazione dei militari che controllano il passaporto, li incontri ovunque essendo questo un posto di frontiera (la triplice frontiera che divide Venezuela, Brasile e Colombia), alcuni con gli elmetti in testa; sulla piazza c’è il bar centrale, una sorta di crocevia, dove tutti passano e si fermano, con al lato una rivendita di elettrodomestici. 300 anime vivono qui nelle case di legno che si trovano dopo la lunga via che porta all’aeroporto. I militari stanno tra la gente, armati di tutto punto, i fucili in mano, si spostano pattugliando le vie, entrando nei negozi, sono una presenza costante. Padre Jaime, il missionario della chiesa cattolica, conosce bene questo posto, tutte le sue anime di questa striscia di terra dimenticata da dio, un intreccio di vite, interessi politici, differenti culture. “Gli indigeni non hanno frontiera”, spiega ad Angelo e Giovanni mentre camminano per il paese, “qui ci sono tantissime comunità, ci sono colombiani, venezuelani, brasiliani, dall’altra parte del fiume c’è San Carlo, gli indigeni hanno famigliari che vivono da una parte o dall’altra, non ci sono mappe dentro la loro testa e si muovono liberamente”.

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