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Amministrative a Napoli, l’ipotesi di Fico candidato spacca i 5S: “Se è così me ne vado”

La Republica News
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“Se i Cinque stelle diventano quello che ha detto su Repubblica Luigi Di Maio, e cioè un movimento liberale, alleato del Pd, con Conte leader, a me non interessa più far parte di questo progetto. Non sarebbe più casa mia e uscirei”. Matteo Brambilla non si trattiene. Il consigliere comunale M5s, già candidato per i grillini a sindaco nel 2016, mette a confronto l’intervista di ieri Di Maio dal titolo “I 5stelle ora sono un movimento moderato e liberale” con la definizione su Wikipedia di “Forza Italia (1994), di orientamento politico moderato-liberale”. “Io non morirò democristiano, centrista, moderato, liberale, europeista, paraculista!!!”, scrive Brambilla. Gli fa eco Marì Muscara, consigliera regionale M5s: “E che dobbiamo diventare la Democrazia cristiana? Ma perché prima non eravamo buoni?”.

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Sui social fioccano le proteste degli attivisti campani. E si conferma Napoli uno degli epicentri della spaccatura nel Movimento: tra l’ala governista e la base in rivolta contro la scelta di Draghi. Ma sopratutto è lo scontro tra chi nel movimento è favore dell’alleanza col Pd per le amministrative e chi dice no. “A Napoli non ci sono le condizioni per l’alleanza – insiste Brambilla – Se ci fossero imposizioni da Roma, io me ne vado”. E il consigliere M5s boccia l’opzione che ha ripreso quota in queste ore di Roberto Fico, presidente della Camera, candidato sindaco a Napoli. “Fico ha fatto già due mandati da deputato – attacca Brambilla – Noi abbiamo poche regole e chiare: dopo due mandati vai a casa. Vale per me e per Roberto. Si faccia da parte, può dare una mano al movimento in un’altra veste”. Brambilla annuncia di “voler terminare il mandato da consigliere M5s per rispetto dei 40 mila cittadini che mi hanno messo lì”.

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Ma lancia un avvertimento ai vertici: “La votazione ad agosto su Rousseau prevede la possibilità di fare alleanze territoriali ma il 90 per cento dei consiglieri municipali, i due consiglieri comunali e la stragrande maggioranza degli attivisti che partecipano alla vita politica a Napoli non vogliono l’alleanza. Così c’è chi si assumerà la responsabilità di centinaia di disiscrizioni in città, tanti non faranno la campagna elettorale. Fico, se realmente si candiderà, sappia che non mi avrà al sua fianco e mi toglierò dal movimento”. Muscarà riflette: “Dovremmo tentare di fare una politica diversa al Comune e riempire il baratro creato da chi ha amministrato finora la città. E che facciamo: ci alleiamo proprio con quelli?”.

Il dissenso si espande sul web. Salvatore Morra, consigliere municipale M5s a Fuorigrotta-Bagnoli, commenta su Fb l’intervista di Di Maio: “La lingua fa più errori quando parla, che quando si mangia. Pigliat na pastiglia”. E pubblica pillole di Mo(v)ment, parodia del farmaco che in questa caso cura – si legge – “lo stato da parassitismo politico, assopimento mediatico”. Dalla base sale la rabbia. Ernesto scrive: “Noi eravamo quelli dell’intervento statale contro il modello liberista. Ma non essendo Di Maio il capo politico chi gli dà la facoltà di parlare a nome del M5s?”. Ancora: per Francesca “il maggior dispiacere è stato capire che purtroppo non ci sarà mai nessuno che cercherà di fare per il bene comune, ma si farà solo per il bene personale”.

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C’è chi come Fabio approfitta dell’intervista di Di Maio per togliersi qualche sassolino dalle scarpe: “Io ve l’avevo detto. Anni fa. Mi avete ignorato. Isolato. Mo’ ve lo tenete bello e caro. Ho cercato per anni di intavolare discussioni sul perché e per come un certo modo di fare avrebbe portato esattamente a queste conseguenze. Sono stato considerato un intellettuale non affidabile perché non diceva sempre sissignore”.

A Nunzia che contesta a Muscarà di essere “passata dall’altra parte della barricata ormai”, la consigliera regionale replica secca: “Sono sempre stata dalla stessa parte. È la barricata che non c’è più”. Saltano i punti fermi. Brambilla, per esempio, non crede alla narrazione di Fico che si sacrifica dimettendosi da presidente della Camera per fare il sindaco: “Se voleva fare il candidato a Napoli nel 2021, nel 2018 non si candidava in parlamento, costruiva insieme all’M5s di Napoli un percorso che l’avrebbe portato al Comune nel 2021. Questa era la scelta a Cinque stelle”.



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