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Anagrafe unica, deleghe Spid, marche da bollo: con le Semplificazioni accelera il digitale pubblico, ma c’è ancora tanto da fare

La Republica News
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Passi avanti ma ancora non ci siamo: il decreto Semplificazioni approvato dal Governo, segna sviluppi sull’utilità dell’Anpr (Anagrafe Unica) e delle identità digitali. Il quadro però, come riconoscono gli esperti, è ancora incompleto e adesso sembra davvero che l’Italia non possa più permettersi di tardare sul percorso della trasformazione digitale della pubblica amministrazione. Non con l’esigenza, dettata dal Pnrr e dall’Europa, di diventare davvero un Paese digitale.

Anagrafe unica

Il Semplificazioni, modificando il Cad (Codice amministrazione digitale), fa evolvere ancora l’Anpr, dove per altro l’adesione dei Comuni è in via di completamento. La novità più eclatante si è già guadagnata i titoli dei giornali: chi chiede i certificati anagrafici online, sfruttando appunto l’Anpr, è esentato dalle imposte di bollo e diritti di segreteria.

Bene, “peccato che solo il 25 per cento degli italiani possano fruire di questa possibilità, al solito residenti in Comuni medio-grandi, che offrono questo servizio su Anpr”, spiega Patrizia Saggini, avvocata esperta di PA digitale.

Ci sono novità in generale in ambito servizi via Anpr: il decreto prevede che ne possano arrivare altri, anche verso le imprese; ma rimanda a futuri decreti. L’Anpr da banca dati anagrafica dovrebbe quindi evolvere in portale che eroga servizi.

Identità digitale, deleghe anche per la Cie

Un’altra novità che avrà a breve un impatto pratico riguarda l’identità digitale. Non solo Spid, ma anche via Cie (Carta di identità elettronica). Nasce infatti il sistema delle deleghe: i professionisti (commercialisti, amministratori di sostegno…) possono utilizzare queste identità per conto terzi. Tipicamente, persone con fragilità o imprese non abbastanza digitali. Ad esempio per chiedere bonus governativi, firmare pratiche.  

Una novità da tempo richiesta, che dovrebbe attuarsi entro quest’anno, come confermato dall’Agenzia per l’Italia digitale durante un evento organizzato da Club IT a marzo. In arrivo tramite l’Agenzia anche la possibilità di attribuire Spid a minori (la Cie già lo permette) e la nascita di aggregatori di servizi privati su identità digitale. Questa nuova figura aiuterebbe le aziende a usare i sistemi di identità digitale per offrire servizi ai cittadini (ecommerce ad esempio). Tutti sviluppi di cui si parla da anni e che la pandemia ha messo in naftalina: adesso con il nuovo Governo e le pressioni europee si accelera.

Accesso a dati pubblici

Il Semplificazioni prevede anche l’accesso ai dati pubblici tramite un sistema di Api (Application program interface). Il tema della disponibilità, a cittadini e imprese, dei dati della pubblica amministrazione è ormai classico. È emblematico di un nuovo e più moderno modello di Stato dove i dati sono patrimonio comune (invece che ostaggio della burocrazia e leve di potere, come successo finora).

E l’Italia è in ritardo nelle applicazioni concrete di questo principio. Le API possono semplificare il tutto, ma alcuni esperti (come la stessa Saggini e Guido Vetere dell’università Sapienza di Roma) temono che ne deriverà, almeno nell’immediato, un rinvio di quella disponibilità di dati, appunto attendendo l’arrivo di quel sistema di Api.

Sanzioni

Un ultimo punto con cui il nuovo decreto prova ad accelerare la trasformazione della PA riguarda le sanzioni. Previste per amministrazioni che sono in ritardo sugli adempimenti; l’Agid è incaricata a vigilare. Anche questo aspetto ha sollevato critiche di esperti (come Sarah Ungaro, avvocato di Anorc e dello studio legale Lisi, Sergio Sette, consulente informatico esperto di pubblica amministrazione e la stessa Saggini). Tra l’altro si nota come le sanzioni saranno lettera morta finché non arriveranno risorse adeguate all’Agid e agli stessi Comuni. Il PNRR a riguardo prevede figure di accompagnamento alla trasformazione per i Comuni, ma dovremo aspettare chissà quanto per vederne l’efficacia.

Da notare che da marzo è diventato un diritto dei cittadini pagare tramite PagoPA (in modo quindi comodo, veloce, anche online), ma solo il 37 per cento degli enti aveva un servizio attivo. Tutti gli altri sono già inadempienti e sembra poco ragionevole immaginare sanzioni in massa dopo il Semplificazioni.



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