Anastasia la setta bio nazista che spaventa la Germania

Anastasia, la setta bio-nazista che spaventa la Germania

La Republica News
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BERLINO – Ti sei mai guardato l’ombelico? Fallo. Se è spostato a destra o a sinistra, sei omosessuale. Nel caso, niente panico. Un semplice massaggino e torna a posto, perfettamente al centro della pancia. E gli ebrei, quelli che voglio dominare il mondo, sai da cosa li riconosci? Semplice, dalla “pelle grigia e gli occhi cupi”.  Sono solo alcune della farneticanti teorie che Silvio Duwe si è sentito sussurrare alle conferenze degli adepti di “Anastasia”. Il giornalista tedesco ha indagato per anni sulla setta di origine russa. Alle conferenze di Frank Willy Ludwig, un membro di spicco della comunità di esoterici ed ecologici criptonazisti che sta prendendo piede anche in Germania, Duwe si è sorbito relazioni sulla “legge della purezza del sangue” e sugli ariani che sarebbero dotati di sedici canali di comunicazione, contro i dodici degli asiatici dodici, e i sei dei neri. Un’altra convinzione di Ludwig è che gli ariani sarebbero extraterrestri planati sulla terra dalla costellazione del Piccolo carro. E quando gli hanno fatto notare che il braccio teso con cui saluta regolarmente la sua audience puzzi di saluto hitleriano, Ludwig ha sempre risposto sereno: “Ma no, è un saluto al sole degli antenati”. “Anastasia – Figlia della taiga” è una popolare serie di romanzi del 1996 dello scrittore russo Vladimir Megre. Narra le vicende di una “giovane donna dal corpo perfetto e i capelli biondo oro”. E finché la donzella ara il suo ettaro di terreno, vaga per i boschi, parla con gli animali, coltiva patate e porta a passeggio la sua “arianità”, poco male. Ma nei seguiti del primo libro, Megre comincia a parlare degli ebrei. Che sarebbero dei “bio-robot” che “con l’aiuto della stampa” controllerebbero “diversi Paesi” e enormi quantità di denaro. Questo romanzetto che propaga socialdarwinismo e teorie della razza è diventato una sorta di manuale di una comunità che si sta rapidamente espandendo, che sta creando una “bible-belt” oscurantista nelle sperdute campagne della Germania.  Markus Krause, reduce da una gioventù nelle organizzazioni neonaziste, si è stabilito ad esempio nel 2014 con sua moglie Iris e alcuni adepti della setta a Grabow, un minuscolo villaggio e nordovest di Berlino. Lo scopo è costruire una “Grabow d’oro” autoctona, un villaggio chiuso in cui i bambini vengano isolati e cresciuti secondo i dettami criptonazisti ed esoterici della comunità. Grabow è la comunità più ampia di “anastasiani” in Germania, ma ce ne sono ormai numerose, nascoste nelle zone rurali della Germania.
Discorsi e cimeli di Hitler venduti all’asta a Monaco. L’ira degli ebrei d’Europa
dalla nostra corrispondente Tonia Mastrobuoni 23 Ottobre 2020

 Gli adepti vanno in giro vestiti come un misto di hippie e contadino medievale, non si fanno notare per il classico armamentario estetico come la testa rasata o il corpo ricoperto di rune. E nel 2015 hanno conquistato per la prima volta le pagine delle cronache locali organizzando manifestazioni contro i profughi e minacciando di mettere su una milizia anti-migranti. Dopo aver fallito nel tentativo di fondare una scuola, hanno semplicemente smesso di mandare i loro figli in quelle pubbliche. Per Laura Schenderlein, storica ed esperta di estremismo di destra “si tratta di sottrarli all’ambiente della società democratica, educarli nella propria ideologia”, come ha spiegato al Tagesspiegel. Su un canale telegram chiuso, circa tremila adepti tedeschi di “Anastasia” si scambiano consigli su telepatia, teletrasporto, chiaroveggenza e altre pseudoscienze cialtrone. Ma l’aspetto più inquietante sono le comunità locali dove dietro la facciata verde si nasconde un’ideologia omofoba, razzista e antisemita. Al fenomeno ormai noto degli econazisti, dei colonizzatori “voelkisch” che stanno infestando la Germania da anni, si è aggiunta dunque la comunità anastasiana.  Un giro sui siti dei fan di Anastasia fa accapponare la pelle. Guarire dal cancro, secondo una certa Lina R, è facile. Basta andare in un bosco e scavare un buco di 15 centimetri. “Se profuma di bosco, prendete due manciate di terra e portatela a casa”. Poi bisogna fare un infuso di acqua e terra, lasciarlo agire per un giorno e berlo un bicchierino “di schnaps” (una sorta di grappa tedesca) alla volta. Il cancro, a quel punto, “non ha scampo”. Orde di oncologi si staranno battendo la fronte rammaricandosi di non ci averci pensato prima. Ma Lina R. ha risolto alla radice persino il problema che angoscia sette miliardi di esseri umani. Il coronavirus? Non esiste. Sul Covid-19, Lina R. si è ispirata semplicemente alla tesi della sua eroina. A giugno Anastasia avrebbe parlato con l’autore del romanzo, Megre – che continua a sostenere che si tratti di una donna in carne e ossa e non del parto della sua delirante mente – e gli avrebbe trasmesso un’importante perla di saggezza, che lo scrittore ha subito diffuso tra i suoi ammiratori. “Ciò che la gente chiama coronavirus, caro Vladimir, non è altro che sostanza mentale vivente”, avrebbe sentenziato la donzella “ariana”. Presunte “creature invisibili” avrebbero costretto gli esseri umani “a fermare le loro dannose produzioni” e a “isolarsi”. Scopo dei romanzi di Anastasia è sempre quello di mettere in luce la presunta esistenza da manipolati che gli esseri umani condurrebbero nelle democrazie. Prontamente ribattezzate dai fan tedeschi, neanche a dirlo, “demon-crazie”.


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