Anche L’Oréal lascia la Russia. Oltre trecento i marchi che voltano le spalle a Mosca

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MILANO – Cresce di ora in ora la schiera di marchi che stanno fermando le attività in Russia. Tra le ultime adesioni, quella del colosso della cosmetica L’Oreal, che ha annunciato che chiuderà temporaneamente i propri negozi e i punti vendita gestiti direttamente nei grandi centri commerciali in Russia, nonché i suoi siti di e-commerce. “Condanniamo fermamente l’invasione russa e la guerra in Ucraina, che sta causando così tanta sofferenza al popolo ucraino”, ha affermato la compagnia francese in una nota.

Già lunedì si era mosso un altro gigante dei cosmetici francese, Estee Lauder, che aveva annunciato che chiuderà tutti i negozi in cui opera in Russia e interromperà le forniture ai rivenditori locali. Il gruppo, che comprende marchi come Michael Kors, DKNY, Clinique e Bobbi Brown, è presente nel Paese da circa 30 anni.

I blocchi sembrano arrivare con la logica dei settori. Molto rumore

Anche il mondo dell’automotive si sta muovendo. Gli alfieri del lusso come Ferrari e Lamborghini hanno interrotto la produzione e sospeso le relazioni con il mercato russo. Nel caso di Maranello è arrivata anche una forte presa di posizione con la donazione di 1 milione di euro per la popolazione ucraina, veicolati attraverso la Regione Emilia-Romagna in collaborazione con Croce Rossa e UNHCR. Aiuti previsti anche per l’Associazione Chernobyl di Maranello, Fiorano, Formigine – ONLUS per sopperire alle esigenze degli ucraini che verranno ospitati nell’area vicina alla sede della società. Importante anche la presa di posizione dei colossi giapponesi, che hanno forti legami di export con il mercato russo: Toyota ha chiesto ai dipendenti di lasciare il Paese, la Honda ha fermato l’invio delle sue auto.

Nel comparto del food e delle catene di ristorazione, ha fatto rumore la scelta – arrivata dopo un forte pressing e una campagna di boicottaggio virale – di un passo indietro da parte di McDonald’s: la società degli hamburger ha deciso “chiudere temporaneamente” i suoi 850 ristoranti in Russia in risposta “alle insensate sofferenze umane causate all’Ucraina”. Un passo che cancella quella presenza iniziata 35 anni fa ed era il simbolo della fine della contrapposizione delle due superpotenze della Guerra fredda. Con la società degli archi dorati, anche Coca-Cola, Pepsi (che manterrà le vendite di “beni essenziali”), il colosso del largo consumo Unilever e Starbucks hanno decretato lo stop sul mercato russo. Sia McDonald’s che Starbucks hanno garantito che continueranno a pagare i dipendenti.

Si aggiungono così a una schiera che negli ultimi giorni ha registrato altri nomi: Yum! Brands ha fatto scendere le saracinesche sulla catena del pollo Kfc ed è pronta a fare altrettanto con la rete di franchising di Pizza Hut (in tutto si tratta di un migliaio di punti vendita). Nel mondo dei pagamenti, PayPal ha congelato i servizi nel Paese; nel tech, i server di Amzon dedicati al cloud (Aws) non accetteranno nuovi clienti da Russia e Bielorussia (e la società ha fatto sapere di non avere data center, infrastrutture o uffici in Russia.

Anche il mondo del lusso si sta schierando: da ultimo è stata Rolex, simbolo degli orologi svizzeri, a chiudere l’export di prodotti su quel mercato, affiancandosi a Swatch e Richemont che già l’avevano annunciato. La compagnia elvetica ha assicurato che gli unici pezzi in vendita sul mercato sono quelli che erano nei magazzini dei rivenditori locali, ma nuovi non ne sono in arrivo.

Un gruppo di ricerca della Yale School of Management ha stilato un elenco con i brand che si sono ritirati dalla Russia, che al 9 marzo conta oltre 300 membri dalla A di Accenture alla Z di ZHA (Zaha Hadid Architects).

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