Ancona, la sindaca Mancinelli: “Poche donne nel Pd, ci vogliono primarie vere per ogni carica elettiva. La cura per il partito non è il coma farmacologico”

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Valeria Mancinelli, sindaca di Ancona, come valuta le prime mosse di Enrico Letta?

“Molto positivamente. L’ho sentito all’assemblea nazionale e l’ho visto personalmente all’opera nel coordinamento dei sindaci di capoluogo. Non vuol galleggiare. Ha capito che il paziente Pd non si cura mettendolo in coma farmacologico”.

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Condivide la scelta delle capogruppo donne?

“In politica servono anche i gesti dimostrativi. Ma poi bisogna andare oltre, va cambiato strutturalmente il metodo di selezione, premiando il merito più della fedeltà al capocorrente”.

Cosa suggerisce concretamente?

“Comincerei col prevedere primarie per ogni carica elettiva. Ma fatte seriamente, non tanto per farle. E con una giuria costituita dagli elettori. E’ una possibilità concreta per garantire parità di accesso alle donne. Ed è anche un modo per ampliare il vivaio, la platea da cui attingere le dirigenti. Che vanno selezionate tra le più brave, le più capaci. Ma questo vale naturalmente anche per gli uomini. Non è vero che uno vale uno, non tutti hanno le qualità per assumere delle responsabilità di alto livello”.

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Che consigli darebbe a una donna?

“Nessuno ti regala niente. E’ sempre il frutto di una competizione, da Pericle in avanti. Il punto è ridefinire le regole di accesso alla competizione. Io sono l’unica donna sindaca pd di un capoluogo di Regione, di colleghe a capo di capoluoghi di provincia me ne vengono in mente tre o quattro. Siamo troppo poche”.

Giorgia Meloni ha detto: “Se fossi di sinistra non sarei leader”. Condivide?

“No. Però bisogna mettersi in testa che Giorgia Meloni non è arrivata lì con le quote rosa. Detto questo non vedo in Fratelli d’Italia tutta questa rappresentanza femminile”.

Draghi la convince?

“Mi pare che abbia introdotto una buona dose di pragmatismo e di capacità di decidere, che non può che fare bene anche al centrosinistra. Mostra una cultura del risultato che andrebbe trasmessa a dosi massicce a tanti nostri dirigenti”.

Sui vaccini però siamo indietro.

“So quanto è faticoso decidere in questa fase, e non me la sento di dire che siamo in ritardo, in generale non me la sento di gettare la croce a nessuno. Dico un’ovvietà quando affermo che bisogna accelerare. Mi pare che Draghi abbia capito come fare”.

Il Pd in dieci anni ha dimezzato gli iscritti. Come risalirebbe la china?

“Bisogna ripensare cos’è un partito. Che ruolo possono ancora giocare gli iscritti? E’ un nodo centrale, che non riguarda solo il Pd. Ce l’hanno in tanti in Europa, dalla Cdu alla Spd, per stare solo in Germania”.

Il Pd le sembra culturalmente attrezzato?

“Servono le risposte ai problemi del terzo millennio. Tutte le varie anime del partito non sono riuscite a fornire ricette convincenti, manca la capacità di lettura della realtà”.

Può fare un esempio?

“Penso alle chiusure delle aziende per le delocalizzazioni. Soltanto al Mise ci sono 171 tavoli aziendali aperti, significa almeno 150mila famiglie in difficoltà. La globalizzazione non è stata governata. Con la difesa dell’articolo 18 ci fai gli aeroplanini se l’azienda ha deciso di andare in India”.

La destra l’ha interpretata meglio?

“No, perché la sua risposta è stata: era meglio prima. E si è rifugiata nel sovranismo, nella chiusura anti europea. Così non ha risolto i problemi. Ecco, su questi temi bisogna che sia un grande dibattito, per ripensarci. E serve l’apporto di tutti. Letta “.

I partiti hanno esaurito la loro funzione?

“Così come li abbiamo conosciuti nel Novecento sicuramente, quei modelli lì hanno esaurito la loro capacità propulsiva. Bisogna inventarne di altri. Letta vuol parlarne a settembre, ho degli spezzoni di idee”.

Quali?

“Se li avessi compiutamente mi sarei già candidata a segretaria del Pd”

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