Andrea Bernaudo il candidato dei Liberisti Italiani Io sindaco per liberare Roma dalla maledizione statalista

Andrea Bernaudo, il candidato dei Liberisti Italiani: “Io sindaco per liberare Roma dalla maledizione statalista”

Libero Quotidiano News
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Tommaso Montesano 12 novembre 2020

Pd, centrodestra e M5S, per dirla in modo colloquiale, a Roma sono ancora «a caro amico». Nel senso: a sinistra c’è il «dilemma Calenda» (appoggiarlo o no?), a destra tutto tace, mentre i grillini non riescono a convincere Virginia Raggi a fare quel passo indietro necessario per favorire un’intesa con i democratici. In tutto questo Andrea Bernaudo, 50 anni, un passato in Lista Pannella e Forza Italia (è stato coordinatore romano azzurro), di professione broker immobiliare, se la ride. Perché oggi, a parte Vittorio Sgarbi, è l’unico candidato sindaco già in campagna elettorale. «La lista è già pronta, il comitato elettorale attivo e l’agenzia di comunicazione al lavoro».
Una cosa alla volta: Bernaudo candidato sindaco di Roma per…?
«Per i Liberisti italiani, di cui sono il presidente. La Capitale è l’esempio plastico del fallimento dello statalismo».
Qual è il male di Roma?
«Premessa doverosa: qui la coscienza pulita non ce l’ha nessuno: centrosinistra, centrodestra, M5S».
Premessa accolta. Torniamo al caos romano.
«Roma ha una maledizione: il sistema Roma, il sistema statalista. Quando la politica vuole interferire nella gestione operativa dei servizi, crea corruzione, disservizi e paralisi. A Roma la politica non decide, gestisce. Roma Capitale è una holding che controlla una miriade di centri di costo e pretende di gestire meglio di un privato servizi pubblici urbani».
Come se ne esce?
«Liberalizzando tutti i servizi pubblici gestiti “in house”. A partire da trasporti e rifiuti».
È pronto all’obiezione? Bernaudo vuole privatizzare tutto.
«E noi non proponiamo la privatizzazione del servizio pubblico, bensì la liberalizzazione. La gestione del servizio resterebbe pubblica».
Facciamo un esempio. Bernaudo sindaco: qual è la sua prima mossa per far uscire Roma dalla sua “maledizione”?
«Alla loro scadenza, i singoli contratti non si rinnovano e si mette a gara tutto ciò che si può mettere a gara. I romani ne beneficeranno: vogliamo polverizzare le tasse locali».
La Capitale affoga nei rifiuti, altro che mascherina all’aperto.
«Intanto dobbiamo iniziare a ragionare in termini di tariffa, non di tassa. Sui rifiuti occorre fare ciò che M5S non ha mai voluto fare: servono quattro impianti per chiudere il ciclo nei punti strategici della città. E nelle periferie, dove c’è spazio, i cassonetti andrebbero interrati. Perché finora non è stato fatto?».
Carlo Calenda ne fa una questione di management.
«E sbaglia. Il problema è di sistema. Occorre restituire i servizi al mercato con gare pubbliche, anche a livello internazionale. L’amministrazione comunale ha la pretesa di fare cose che non dovrebbero neanche essere pensate».
Fatto sta che l’ex ministro ha strizzato l’occhio ai liberali.
«Uno dei mali di questo Paese è che i socialdemocratici si sono dichiarati liberaldemocratici. Invece io credo che i socialdemocratici stiano da una parte e i liberaldemocratici dall’altra. Calenda parla molto, ma non dice nulla di nuovo: su Roma torna a inseguire il Pd, che è il simbolo del “sistema Roma”, il sistema parastatale che noi vogliamo smantellare. Quindi strizzi l’occhio a sinistra».

E il centrodestra?
«L’identikit del candidato sindaco della coalizione mi piace: della società civile, in grado di fare la rivoluzione liberale Corrisponde al mio. Ma sia chiaro: noi siamo in campo, non portiamo l’acqua a nessuno: verificheremo se il nostro programma rivoluzionario sia per loro accettabile». 

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