Andrea Purgatori, effettuata la Tac. Il medico legale: “L’autopsia ci dirà se davvero c’è stata un’infezione”

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Al via il primo esame sul corpo del giornalista Andrea Purgatori. I tre periti incaricati dalla Procura – i medici legali e radiologi Silvestro Mauriello e Michele Treglia e il loro collega, Tonino Marsella, medico forense – alle 19.30 cominceranno a sottoporre le spoglie di Purgatori a un’indagine di tomografia computerizzata (Tac). L’esame diagnostico sarà eseguito senza mezzi di contrasto, in assenza di circolazione sanguigna. “Già con questo esame di diagnostica strumentale”, spiega Alberto De Lorenzis, specialista in Medicina legale, “sarà possibile acquisire un primo, fondamentale orientamento su cause e natura della morte; se la patologia che ha strappato alla vita Purgatori, cioè, sia stata di origine oncologica o di origine infettiva”.

L’esame diagnostico mediante la Tac sarà dirimente, insomma. I periti della Procura, infatti, acquisite le immagini delle sezioni del cervello, potranno disporre di un dato cruciale per dirimere il dubbio diagnostico ed esprimere, così, un loro primo parere sulla possibile causa del decesso: le metastasi al cervello – la “carcinosi leptomeningea” – o un’infiammazione di natura infettiva?

In altre parole, tra qualche ora, i periti saranno in grado di capire, con la causa e la natura della morte, anche chi, tra i due luminari – Gianfranco Gualdi, radiologo dei Papi e della squadra della Roma, o Alessandro Bozzao, tra gli specialisti di punta della Radiologia italiana, entrambi docenti universitari – abbia formulato la diagnosi corretta.Il quesito della Procura, consegnato ai periti dal procuratore aggiunto Sergio Colaiocco e dal sostituto, Giorgio Orano (“Stabiliscano i consulenti … l’epoca della morte, la causa della stessa, i mezzi che l’hanno determinata e ogni altra circostanza utile ai fini dell’accertamento delle cause del decesso di Andrea Purgatori”) troverà una risposta completa nelle prossime ore, ad autopsia conclusa. Quest’ultimo esame sarà avviato domani, dalle 16, alla presenza dei consulenti delle parti (la famiglia, rappresentata dagli avvocati Michele e Alessandro Gentiloni, e i due medici indagati, assistiti dal legale Fabio Lattanzi).

“Al di là del caso in esame”, ancora De Lorenzis, “resta fermo un punto: la medicina non è una scienza esatta e, spesso, gli stessi segni clinici e responsi di accertamenti diagnostici, vengono lasciati all’interpretazione del singolo sanitario costretto ad attingere alla propria conoscenza, alla propria esperienza, alla propria sensibilità”.

Insomma, le variabili che fanno di un ottimo clinico sono lo studio, il numero dei casi affrontati e l’intuizione diagnostica. Ed è proprio questo il punto: di fronte a due professionisti che hanno alle spalle un percorso di studi e ricerche, che hanno entrambi un numero elevatissimo di casi trattati, quello che può marcare la differenza è proprio la corretta intuizione diagnostica, a partire dai dati clinici (quelli che manifesta il paziente) e strumentali (di laboratorio e di diagnostica per immagini) disponibili.Così, mentre la famiglia piange la morte di Andrea Purgatori e chiede di far luce sui fattori che l’hanno causata, cresce via via tra i medici il disappunto per la discordanza di diagnosi.

E il pomo della discordia, forse non solo accademica, sono le metastasi delle meningi, le tre membrane che avvolgono e proteggono il cervello (aracnoide, pia madre e dura madre): per Gualdi ci sono, eccome; per Bozzao, invece, non ci sono e non ci sarebbero mai state.Senza affrancare da critiche l’operato dei clinici che più che comunicare tra loro, hanno coinvolto direttamente la famiglia, da cosa potrebbe dipendere l’interpretazione discorde? “Dalla non eccelsa qualità dell’esame diagnostico le cui cause possono essere ascritte a un movimento imprevisto, anche minimo, del paziente o dalla qualità sia del macchinario sia del suo software o, ancora, da un’ambiguità delle immagini diagnostiche rilevate che possono indirizzare il giudizio clinico verso questa o quella patologia”. Tutto vero. Sorprende, però, l’incomunicabilità tra due professionisti di prim’ordine di fronte a una divergenza diagnostica cruciale per le cure del paziente e ora un dolore in più per i suoi familiari.

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