Appalti e scambio di voti in Val d’Aosta: indagati tre ex presidenti di regione

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Appalti e favori in cambio di voti: con queste accuse si sono chiuse le indagini dell’inchiesta Egomnia sulla ‘Ndrangheta in Valle d’Aosta nei confronti di cinque politici e tre esponenti delle cosche. 

L’indagine, condotta dal reparto operativo dei carabinieri di Aosta e coordinata dai pm Stefano Castellani e Valerio Longi della Dda di Torino, ha ricostruito il condizionamento da parte delle famiglie della ‘Ndrangheta delle elezioni regionali del 2018. Tra gli indagati per voto di scambio politico mafioso ci sono  Renzo Testolin, Antonio Fosson e Laurent Vierin, tutti e tre ex presidenti della giunta regionale (Testolin attualmente è consigliere), Stefano Borrello e Luca Bianchi ex consiglieri che si sono dimessi dopo le intercettazioni che li hanno coinvolti. Assieme a loro la conclusione delle indagini, durate due anni, è stata notificata a Antonio Raso, Alex Di Donato e Alessandro Giachino, tutti e tre già condannato nel processo Geenna per aver fatto parte della locale di Aosta. Proprio da quella inchiesta, che aveva dimostrato l’esistenza di una rete che in Valle d’Aosta intreccia interessi politici e mafiosi, era nato il filone Egomnia che si era concentrato proprio sul coinvolgimento di personaggi che a lungo avevano partecipato alla vita politica della regione.

Gli indagati  – si legge nell’atto di accusa dei magistrati – accettavano “la promessa di procurare voti in cambio della promessa di agevolarli nei rapporti con l’attività amministrativa della regione, con particolare riguardo alla soluzione dei problemi legati all’esecuzione di appalti e lavori nel settore dell’edilizia privata, all’ottenimento di lavori pubblici per ditte e società appartenenti o riconducibili all’articolazione territoriale”.

Le indagini in particolare avevano dimostrato che l’allora presidente della regione e prefetto in carica Laurent Viérin, il 4 maggio 2018, ovvero due settimane prima delle elezioni, aveva incontrato Roberto Alex Di Donato, uno degli uomini di punta della cosca, a cui era stata data la missione di gestire le operazioni elettorali. 

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