Arabia Saudita condannata a 5 anni Loujain al Hathloul attivista per i diritti delle donne

Arabia Saudita: condannata a 5 anni Loujain al-Hathloul, attivista per i diritti delle donne

La Republica News
Pubblicità
Pubblicità

La militante saudita per i diritti umani, Loujain al-Hathloul, è stata condannata da una corte anti-terrorismo di Riad a 5 anni e 8 mesi di carcere. La giovane donna, arrestata nel 2018, per mesi è stata chiusa in carcere in condizioni molto severe: è stata sottoposta ad elettroshock, frustate e abusi sessuali. A sua tutela il Comitato delle Nazioni Unite per i diritti delle Donne (Cedaw) nel mese di novembre aveva lanciato un appello pubblico alle autorità saudite e allo stesso re Salman perchè venisse posta fine alla detenzione di Loujain, confermando il suo allarme per le condizioni di salute della donna che era entrata in sciopero della fame.
La 31enne cittadina saudita, in prima fila nella lotta per i diritti delle donne e per il diritto alla guida nel regno wahhabita, aveva iniziato a rifiutare il cibo in ottobre, denunciando le restrizioni e gli abusi cui è oggetto nella cella nella quale è rinchiusa.

Arabia Saudita, elettroshock, frustate e abusi sessuali all’attivista che si batte per i diritti delle donne
06 Novembre 2020

Per mesi Loujain al-Hathloul si è battuta in prima persona nelle campagne per l’abolizione delle medievali restrizioni delle libertà delle donne in Arabia Saudita ed è stata arrestata nel 2018 poco prima che il governo revocasse il divieto di guidare automobili da sole per le donne saudite. L’accusa per l’arresto della donna era di aver violato le norme sulla “sicurezza nazionale”. Secondo i parenti di Loujain, negli ultmi 3 mesi era stata costretta in regime di isolamento ed è stata oggetto di elettroshock, frustate e abusi sessuali. I suoi carcerieri le avrebbero offerto la possibilità di uscire dal carcere se avesse dichiarato di non aver subito torture.
Fra i capi d’imputazione emersi che hanno portato alla condanna di oggi c’è quello di aver chiesto la fine della tutela maschile, di aver contattato organizzazioni internazionali e diplomatici Onu e stranieri. Il 26 ottobre Loujain ha iniziato lo sciopero della fame per le restrizioni subite, fra cui il divieto di poter comunicare in modo regolare con la famiglia. “Non può sopravvivere in prigione – aveva detto la sorella Lina alla Bbc – senza sapere cosa ne sarà del suo domani. Non sa quando potrà ricevere la prossima visita… se domani o fra un anno. Mia sorella è risoluta e dice: preferisco morire, se non ho idea di quanto posso rivedere i miei genitori regolarmente”.
Il Comitato Onu sull’eliminazione delle discriminazioni contro le donne è composto da 23 esperti indipendenti da tutto il mondo e ha lanciato un severo richiamo sulle condizioni di salute fisiche e mentali di Hathloul. In una nota emessa il 20 novembre si legge un invito perentorio alle autorità saudite di “proteggere i suoi diritti alla vita, alla salute, alla libertà e la sicurezza delle persone, in ogni frangente e circostanza, rispettando le sue libertà di coscienza ed espressione, incluso lo sciopero della fame”.

Argomenti



Go to Source