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Aragosta e crêpes flambées: gli chef francesi portano i loro menù nello spazio

La Republica News
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Mancava ancora qualche stella, nello spazio. Quelle degli chef francesi, per esempio, che hanno riempito di delizie le valigie dell’astronauta loro connazionale, unendo astronomia e gastronomia. Thomas Pesquet è appena sbarcato sulla Stazione Spaziale Internazionale, accolto dai compagni con un sorriso in più, in virtù del carico che ha sistemato in dispensa. Aragosta, boeuf bourguignon, merluzzo con riso nero, tortini di patate con funghi selvatici e torta di mandorla con pere caramellate, grano saraceno tandoori, radicchio e cipolline, quinoa alle alghe, torta di amarene e pistacchio. Le lattine grigie e sottili in cui sono conservati non renderanno onore al contenuto, ma le firme degli chef allieteranno una tavola solitamente insipida e molle.

I piatti di Alain Ducasse appena portati a bordo della Stazione da Pesquet  Alain Ducasse, 21 stelle in carriera, 20 ristoranti in tutto il mondo, incluso uno in cima alla torre Eiffel, ha già rifornito Pesquet durante la sua prima missione, nel 2016, e collabora regolarmente con l’Agenzia spaziale francese Cnes. Le altre firme dei menù stellati sono Thierry Marx e Raphael Haumont, tra l’altro professore di chimica fisica, anche loro non nuovi alla sfida di rendere saporita la mensa della Stazione spaziale. Pesquet, ex pilota dell’Air France, per non sentire nostalgia dei pasti consumati in cabina ha chiesto anche all’agenzia che rifornisce la compagnia aerea di ideare dei pasti adatti alla gravità zero, fra cui crêpes flambées al Grand Marnier, tartufo e scorze d’arancia candite. Ogni piatto viene preparato a terra, disidratato e sigillato in modo sterile.

Gli 11 astronauti della Stazione riuniti attorno al tavolo  Non è da oggi che le agenzie spaziali si sforzano di rendere meno spartana la vita in orbita. E la partita, per i francesi di Cnes, non poteva che giocarsi con l’Italia. Una delle prime valigie colme di provviste fu infatti nel 2007 quella del nostro Paolo Nespoli, che si presentò a bodo con tortellini, fettuccine, fregola sarda con i peperoni e melanzane al pomodoro. Il siciliano Luca Parmitano nel 2013 superò ogni record con lasagne, caponata, pasta al pesto, risotto ai funghi e tiramisù come dessert. Il menù era stato preparato da un altro chef stellato, Davide Scabin. Samantha Cristoforetti, nel 2015, arricchì la casa orbitante con una preziosa macchina per il caffè espresso.

Le lasagne di Luca Parmitano  Col tempo gli astronauti hanno anche imparato a coltivare a bordo dell’insalata. Ma i progressi non bastano a definire gradevole la cucina di bordo, fatta di scatolette, noccioline e verdure disidratate, spesso accompagnata dal senso di nausea dovuto alla gravità zero e da un’aria non sempre freschissima che circola e ricircola all’interno della stazione. I piatti poi, anche quelli da gourmet, vengono serviti rigorosamente senza sale, considerato nocivo per la salute delle ossa durante i voli spaziali (lo zucchero per il caffè invece è ammesso).  Le ricette da chef – che pur sempre nelle scatolette restano imballati – sono riservati solo alle occasioni speciali: le feste comandate, i compleanni degli astronauti, l’arrivo dei nuovi equipaggi. E vengono sempre consumati insieme. “Per questo – ha detto Pesquet in una conferenza stampa alla vigilia del volo – a bordo ci sono sempre grandi aspettative, quando è in arrivo un astronauta francese”.


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