Arena Robinson, Cristina Comencini si racconta: “Quando Natalia Ginzburg mi invitò a casa sua”

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Per parlare di libertà attraverso i libri la regista Cristina Comencini sceglie Sulla strada di Jack Kerouac. “È un po’ una provocazione – dice dal palco dell’Arena Robinson nel primo giorno di Più libri più liberi – perché il fatto che un uomo sia riuscito a parlare di libertà a una ragazzina di 15 anni racconta che cos’è il potere della letteratura. Quello che mi auguro è che la libertà delle donne, che adesso le donne raccontano tanto e bene, parli anche agli uomini. La rivoluzione da fare è un pubblico di uomini che si interessi a un immaginario ideato da una donna”

La regista, sceneggiatrice e scrittrice parla con Arianna Finos della sua formazione, dei libri rubati nella biblioteca di papà Luigi, del primo figlio avuto a 18 anni e dell’incontro con Natalia Ginzburg.

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“Cominciai a leggere a casa. Ricordo che rubai a papà Memorie di una ragazza perbene di Simone de Beauvoir e mi accorsi che non l’aveva letto perché allora le pagine erano incollate. Quando mi scoprì mi disse che era un libro scandaloso anche se io non lo pensai affatto”. Papà Luigi Comencini, il regista di film indimenticabili come Pane, amore e fantasia, nel ricordo della figlia è “uomo severo e di talento, per noi sorelle una figura gigantesca che ci ha insegnato che l’altro è più importante di noi. L’ho conosciuto attraverso i suoi film. Mi ha insegnato tantissimo senza fare mai il maestro ma facendomi fare insieme con lui”.

Il primo figlio a 18 anni per Comencini è stato una scelta di libertà: “Ancora oggi la differenza della donna non è stata accettata e prevale l’idea che fare i figli non sia una scelta auspicabile: la vera tragedia della modernità. Ho avuto due figli a due anni di distanza e hanno vissuto con me, hanno girato il mondo”. Il primo figlio è Carlo Calenda e di lui, oggi in politica, parla con orgoglio: “Sono un pessimo giudice: sono molto felice di quello che fa”.

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Comencini racconta della sua esperienza di scrittrice: “Mandai il primo libro a Natalia Ginzburg utilizzando uno pseudonimo, 48 ore dopo mi chiamò e mi disse che le era piaciuto e mi invitò a casa sua. Ci andai e mi fece l’editing. Un’esperienza incredibile, una delle giornate più belle della mia vita”.

La regista, che con La Bestia nel cuore è finita nella cinquina degli Oscar, è intervenuta anche sul Me Too, il movimento che tra poco compirà cinque anni. “Per tanto tempo è passato il messaggio che il corpo della donna fosse a disposizione del potere – dice – la battaglia è giusta e andava fatta. Pensiamo a quello che succedeva nelle università: è successo anche a me quando frequentavo Economia”.

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Su cancel culture e schwa Comencini ha un’idea precisa: “Io sono per le differenze: cancellarle significa cancellare la storia, cancellare chi siamo. Io sono per le differenze e per il rispetto”.  La regista sta scrivendo un libro e sta lavorando alla sceneggiatura de Le assaggiatrici di Rosella Postorino: “La passione delle donne per Hitler non è mai stata raccontata”.

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