Arena Robinson, Magrelli racconta Montaigne: “Così ho trovato la poesia nei saggi del filosofo”

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Cosa si raggiunge, dove si arriva scalando Montaigne? Il poeta Valerio Magrelli e Paolo di Paolo si confrontano all’Arena Robinson sul grande filosofo del Cinquecento. “Leggere è scalare una montagna scrive Robert Frost” dice Magrelli che parla di Montaigne filosofo “anomalo”. “È un diarista, un pensatore, per lui è stato creato un genere letterario che prima non esisteva: la saggistica nasce con lui. Lui saggiava la scrittura, saggiava se stesso creando un modo di scrivere che prima non era mai stati concepito”.

Magrelli ha scoperto Montaigne da ragazzo, in famiglia. “Andavo al liceo e scrivevo versi da quando avevo nove anni: io in Montaigne ci ho trovato anche la poesia. Tutto quello che ho scritto discende da lui”.

Ma cosa insegna Montaigne? “A trovare la calma nel caos. Quando nel 1517 con la riforma di Lutero l’Europa si divide, la Francia si spacca in due. E Montaigne, l’olimpico e sereno filosofo, attraversa questi anni durissimi, anni di massacro, vivendoli in prima persona da sindaco di Bordeaux. A 37 anni si ritira e comincia a riflettere su stesso. La sua è una calma conquistata nel pieno del ciclone. Non a caso Flaubert ci dice di leggerlo per vivere meglio”.

Montaigne racconta di sé: “Scrive che ha le coliche renali, anche io a 17 anni le avevo e mi sembrò incredibile – continua Magrelli – Montaigne ci dice quanto siamo corporei: ci parla di peti armonizzati, dei rapporti sessuali con sua moglie, del suo pene piccolo. Lui si apre a tutto. Non nasconde niente, in una sorta di autobiografia”.

Magrelli racconta di essere rimasto incantato dai suoi scritti e dal suo coraggio: “Alcuni lo considerano uno dei primi antropologi moderni – dice – davanti alle guerre religiose, davanti alla scoperta dell’America, di fronte all’idea che i caraibici fossero cannibali perché mangiavano gli uomini, Montaigne va contromano: i veri barbari, ci dice, siamo noi che bruciamo i nostri fratelli vivi”.

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