Arena Robinson, Michela Marzano: “Ho affrontato il passato fascista della mia famiglia”

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Ha sempre provato un oscuro senso di vergogna, Michela Marzano. Finché indagando sul passato della sua famiglia non ha scoperto che suo nonno era fascista. Lo era stato sin dalla prima ora e poi fino alla morte – da tetraplegico, per un ictus. Un rimosso freudiano per una famiglia dal padre in poi di sinistra. Ora, ospite dell’Arena Robinson a Più libri più liberi, la Fiera nazionale della piccola e media editoria, Marzano ci confida perché ha deciso di raccontarlo a tutti in un libro, Stirpe e vergogna (Rizzoli).

“Ho sciolto questa vergogna – dice – Non ho avuto figli temendo di trasmettergliela, e invece era questo non detto e averlo scoperto mi permette ora di tramandare la storia. È per questo sentimento che mi sono riconosciuta nelle parole di vergogna di Annie Ernaux”.

Un atto liberatorio, ma non solo personale. “Tutti noi abbiamo questo nostro grande rimosso collettivo” continua la scrittrice, riferendosi a come la maggior parte delle famiglie italiane ha sepolto, senza affrontare, l’adesione al regime di Mussolini, con quello che ha comportato.

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“È sempre stato un loro-noi”, i fascisti erano sempre gli altri. E invece eravamo noi. “Con questo libro volevo dire: ci metto il mio corpo, il mio sangue, il dolore. Attraverso il racconto vorrei farvi entrare a casa mia, affinché ognuno di noi entri a casa propria” confida Marzano. “Tutti dichiarano ‘mia nonna, mio nonno erano partigiani’, ma nell’immediato dopoguerra nessuno lo diceva, ‘ero fascista, ero partigiano’. E la maggioranza era stata fascista. Questa vergogna è rimasta”. E per guarire, va affrontata e ammessa.

Non è una questione di capirne le cause. “Non so perché mio nonno volle appoggiare fin da subito Mussolini. Io ho raccontato il come. Frugando tra gli scatoloni ho trovato un piccolo quadernino che era il diario della sua prigiona. Non spiega i perché”. Ma sì la vergogna.

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