Arena Robinson, Silvia Ronchey racconta Hillman: “Così l’allievo di Jung ci insegna a salvarci facendo pace col pianeta”

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La storica Silvia Ronchey e Gregorio Botta portano all’Arena Robinson James Hillman, lo psicologo allievo di Jung che parla all’anima e che con Ronchey ha scritto tre libri. Il terzo, L’ultima immagine, pubblicato da Rizzoli a ottobre, è la storia di un crollo che è stato anche il suo testamento. Un libro che racconta il senso di una fine.

“Fin da adolescente sono stata una ammiratrice di Hillman – racconta Ronchey- viene definito eretico ma quale filosofo non lo è? Nel 1997 lavoravo in Rai e proposi una serie di interviste ai grandi “vecchi” del Novecento per celebrare il trapasso millenario. Tra loro c’era anche Hillman. Lo incontrai a Londra, vestito di lino, e contrariamente agli altri, sovvertì completamente la scaletta rovesciando gli assunti e i ragionamenti. Io ne ebbi un’impressione socratica e dopo questa prima strana divertente intervista, fatta in una giornata piovosa, cominciò il nostro rapporto”.

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Nel 2008 Hillman va a Ravenna per “pagare un debito col maestro Jung”: “Hillman non era mai stato a Ravenna – dice Ronchey – ma è il luogo in cui Jung ha avuto una visione e anche quello in cui è caduto l’impero romano d’occidente. E ancora il posto in cui questo senso di crollo produce una straordinaria fioritura di immagini. E Hillman si propone di capire quali immagini la psiche umana usa per andare avanti. Nessuno di noi poteva sapere, in quell’autunno del 2008, che ci sarebbe stato il vero crollo, quello della Lehman Brothers. E neppure che il crollo collettivo del passato e del presente si sommasse al suo crollo fisico, alla sua malattia: per finire questo libro mi ha tenuto vicina nelle sue ultime settimane di vita”.

La teoria della psiche collettività di Hillman era basato sulla riscoperta di una religiosità pagana: “Nel libro spiega che essere pagano significa non appartenere: significa avere un’adesione interiore a più religioni, ma non avendo una fede, rimanendo inclusivi. Il regno dei cieli è dentro di noi” 

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Per Hillman la vera immagine è quella che sta sotto, quella esterna è uno stimolo, uno spunto.  “Quello che conta è l’immagine interiore. Ma ci arriva attraverso un lungo percorso maieutico che il libro racconta – conclude Ronchey – La grande immagine che alla fine si dischiude è quella di un mondo verde: Hillman ha dato sempre molta importanza al benessere del pianeta, ma quello che lui vede è il bisogno di tornare a una conciliazione con la natura, con il pianeta stesso.  Bellezza e amore sono un binomio inseparabile: se riusciamo a vedere la bellezza del mondo lo ameremo e vorremo proteggerlo”.

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