Arena Robinson, Viola Ardone: “Il femminismo? Adesso serve un movimento di liberazione degli uomini”

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Per Viola Ardone, scrittrice, il suo ultimo romanzo è Oliva Denaro (Einaudi), il libro del cuore, quella che l’ha liberata, è “Lessico familiare” di Natalia Ginzburg.

“So che può sembrare una scelta strana perché non è un libro di avventura – dice  Ardone intervistata da Raffaella De Santis all’Arena Robinson – ma un libro che racconta una storia ambientata dentro quattro pareti. Eppure in quella dimensione privata si trova una libertà che aiuta la protagonista a uscire di casa, a muoversi nel mondo”.

“Lessico familiare ha liberato in me la voglia di scrivere – continua Ardone . Quando ho capito che anche la mia cameretta, casa mia, mia madre potevano diventare oggetto della mia narrazione, mi sono sentita più sicura. Del resto è quello il segreto, cominciare da quello che è più vicino”.

Ardone, che è docente, ha incontrato Lessico familiare alle scuole medie nell’ora della Narrativa. “Era bello, leggevamo tutti lo stesso romanzo. Quando cominci a leggere ti prende: come tutti i libri belli è un vortice. A guidarti è la voce”. E da insegnante di italiano e latino ha ricreato in classe l’ora di lettura. “Con biscotti e cioccolatini perché deve essere un piacere: lavoriamo sul lessico, sui personaggi. Ma poi non tutti magari diventeranno lettori. Peccato, però, non sanno cosa si perdono”. Sul tema agli esami di maturità non ha dubbi: “Toglierlo è sbagliato, magari si può pensare di cambiarlo. I ragazzi vengono fuori tantissimo con la scrittura”

Il segreto di Natalia Ginzburg secondo Ardone è di ridurre tutto al minimo, anche il dolore per la morte del marito: “Credo che non sovraccaricare, andare al meno, sia il segreto della letteratura”.
 
L’ultimo romanzo di Ardone, Oliva Denaro, è la storia di una ragazzina che cresce in un paesino della Sicilia, da una famiglia povera e che esprimerà tutto il suo coraggio dicendo di no a un matrimonio con chi l’ha abusata.

“Il femminismo è stato una stagione molto importante della nostra storia ma penso che anche per gli uomini ci voglia adesso un movimento di liberazione, per superiore gli stereotipi che gravano pure su di loro. Sulle donne incombe l’idea di una fragilità, ma noi non siamo vittime”.

Sulla schwa Ardone ha una sua idea: “Il napoletano la usa già” dice ridendo, poi più seria: “Mi sembra una bella provocazione intellettuale ed è un bene perché stimola il dibattito ma credo che abbia poco a che fare con la mia vicina di casa che non sa se fare il terzo figlio perché potrebbe perdere il lavoro. Da piccola dicevo voglio fare lo scrittore. Oggi non credo più che ci sia una scrittura da donne e una da uomini”.

Ardone racconta che ha iniziato a scrivere da piccola, per la madre: “Mi è sempre sembrato un modo per conquistare l’amore. E sono andata avanti”.

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