Arena Robinson, vita da fumettisti: tra le leggende del Giappone e gli intrighi di Cortázar

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“Fare fumetti è difficile. È difficile anche leggerli. È un errore comune credere che sia facile” così dice ZUZU, nome d’arte di Giulia Spagnulo, tra le giovani fumettiste che in queste anni hanno esordito in maniera più spiazzante. I suoi sono racconti intimi, si vedano Cheese e il nuovo Giorni felici (Coconino), carichi di emozioni complesse, sia da ricevere che da dire. “Costruire un fumetto – continua – richiede allenamento, costanza. Avere le persone giuste che ti aiutino in questo è fondamentale. Per me sono stati Gipi e Ratigher, che lesse la mia tesi. Così è nato il mio primo graphic novel”.

Con lei all’Arena Robinson, il nostro spazio a Più libri più liberi, la Fiera nazionale della piccola e media editoria di Roma, e intervistati da Luca Valtorta, ci sono anche altri autori per confidarci come si supera questo senso di difficoltà. C’è Elisa Menini, che ha superato l’incomunicabilità tra due Paesi così distanti come l’Italia e il Giappone per importare e rielaborare, seppur con incredibile fedeltà, le leggende antiche del Sol Levante. Lo fa in Nippon Yokai e Nippon Monogatari (Oblomov), recuperando le storie di un’altra tradizione. Le disegna con un tratto che farebbe commuovere un giapponese del Settecento e che risuona potentemente con l’animo presente.

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“La mia generazione del ’90-91 – dice – è stata travolta da questa ondata giapponese, con Dragon Ball e Pokémon. Quando ti approcci al Giappone, che vede un’anima in tutte le cose, ne rimani affascinata. Con queste figure che ci sono e non ci sono e permeano l’ambiente. Apri la finestra e ti entrano dentro. Nell’ambiguità di queste creature né buone né cattive hai molto spazio per muoverti”. Tanto ha colpito il suo lavoro, che Feltrinelli le ha affidato quest’anno le copertine di una speciale riedizione delle opere di Yukio Mishima.

Antonio Pronostico ha lavorato anche per L’Espresso: “Mi innamorai di Pazienza. Ma sono diventato più illustratore” ricorda. Poi dopo l’università incontra a Roma Fulvio Risuleo, scrittore e regista (che si dice ossessionato dalla Pimpa di Altan, “quel tipo di sodalizio bambinesco che tutt’ora mi produce immagini che mi fanno stare in pace”). I due iniziano a lavorare a una storia bizzarra, d’amore tra due nasi, Sniff. Segue il nuovo Tango (Coconino): un romanzo grafico alla Cortázar, con più trame e più finali che il lettore può scegliere o meno di percorrere. “Per scriverlo – dice Risuleo – ho usato un programma per creare videogiochi”.

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Nessuno di loro disegna fin dal principio al computer, tutti passano prima dalla carta. E nessuno di loro è in grado di evitare che il lavoro sia totalizzante. Racconta Pronostico: “Sono arrivato a un punto in cui ho paura di stare in situazioni in cui non disegno, perché tempo di perdere tempo. Filippo Scòzzari mi disse che era importante disegnare sempre, ma è necessario anche staccare. Mi trovo spesso a fare schizzi di divani con me e la mia compagna seduti sopra perché non esco mai”.

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