Arezzo, la denuncia: “Ho detto che sono omosessuale e mia madre non mi riconosce più come figlio”

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Ha denunciato di essere stato offeso e aggredito in famiglia dopo aver confessato la sua omosessualità e di essersene andato di casa. A pochi giorni dal caso di Malika, la ragazza che era stata respinta dalla sua famiglia dopo aver scritto in una lettera di amare una ragazza, la storia adesso di un giovane residente in provincia di Arezzo. “Quando ho raccontato a mia madre e a suo fratello di essere omosessuale sono stato offeso, preso a calci e pugni e aggredito con una bombola del gas. Mia madre mi ha tolto le chiavi di casa, mio zio ha distrutto il computer dove tenevo tutti gli appunti dell’università. Ho trovato la forza di andare via di casa con l’aiuto di mio padre e oggi mi ritrovo una denuncia per maltrattamenti in famiglia e lesioni personali sporta da mia madre”. Inizia così il racconto della storia degli ultimi anni della vita di un 28enne, residente nel Valdarno aretino. Il giovane, laureato, è ancora in cerca di lavoro.

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La madre, racconta sempre il 28enne, lo ha totalmente escluso dalla sua vita decidendo addirittura di denunciarlo. “Mia madre non mi riconosce più come figlio, ha chiuso tutti i contatti e non mi aiuta economicamente. Addirittura io, dopo aver subito vessazioni di ogni genere, sono stato raggiunto da una denuncia per maltrattamenti in famiglia e lesioni personali che è proprio quello che pensavo di aver subito io. Non capisco come una madre possa fare una cosa del genere ad un figlio”.

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Il legale del 28enne, l’avvocato Antonio Panella conferma la vicenda dal punto di vista legale precisando che il 28enne “in effetti deve difendersi da queste accuse, ha deciso di rendere nota la sua storia per aiutare le persone che si trovano nelle sue stesse condizioni e che purtroppo non sono poche”. La considerazione finale del 28enne è per il padre. “I miei genitori sono divorziati ma mio padre non mi ha fatto mai mancare il suo sostegno. Senza di lui non ce l’avrei mai fatta”.

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