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Arianna Furi, la millennial folgorata da Italia viva, ora torna al Pd: “Iv è un brand, non un partito”

La Republica News
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Ha deciso di dire addio, Arianna. “Italia viva non è un partito, è un brand, e io non ci credo più”, dice con un groppo alla gola questa ventitreenne bella come il sole, grandi occhi oscuri incorniciati da una massa di capelli biondi, che è stata una delle più appassionate sostenitrici di Matteo Renzi. Classe ’98, maturità al liceo classico Visconti, iscritta a Giurisprudenza e un lavoro che già la soddisfa, ad appena 19 anni Arianna Furi diventa la più giovane componente della Direzione nazionale del Pd, allora guidato dall’ex sindaco di Firenze. Una folgorazione per entrambi. In quel 2017 la vulcanica romana aveva difatti fondato l’associazione dei Millennials, che conta oggi più di 7mila under 30 impegnati nella politica e nel sociale.

Quando poi due anni fa si consuma la scissione Arianna non ci pensa neppure un secondo: “Per tener fede ai miei principi e ai miei ideali” segue il suo mentore nella nuova avventura, animatrice delle ultime due Leopolde, entrando subito nel Comitato nazionale di Iv (che è il corrispettivo della Direzione dem). “Peccato solo che non si sia mai riunito. Neanche una volta”.

Perché ha deciso di tornare nel Pd?

“Io sono nata a e cresciuta con Renzi, ma mi sono resa conto che non abbiamo più la stessa visione politica e del partito. Per me è stata una grande delusione. Non mi aspettavo che Iv sarebbe stata così fluida”.

Che significa fluida?

“Non abbiamo una sede, non siamo radicati sul territorio, non facciamo servizio alla comunità, gli organismi politici non vengono mai convocati. Più che un partito sembra un brand che ogni tanto prende una posizione su questioni contingenti e solo per bocca del suo leader”.

Non sarà un po’ ingenerosa?

“Il tema è che non si sta facendo letteralmente nulla. La partenza è stata molto pompata, gli annunci avevano una loro forza, ma dopo quella fase si è fermato tutto. Iv non esiste, se non in Parlamento. E noi iscritti servivamo, prima della pandemia, solo per riempire le sale degli eventi”.

Ma non è che va via perché ha litigato con Renzi?

“Assolutamente no, non ho avuto nessun conflitto né con lui né con altri. Torno nella casa dove sono nata perché la casa dove sono adesso, semplicemente, non c’è”.

Chissà Matteo come la prenderà…

“Gliene ho parlato, l’ho avvisato. Lui mi ha risposto: ‘Cara Arianna fa’ quello che senti di più vero nel tuo cuore’. Va bene così”.

Ha cambiato idea su di lui?

“È Matteo che a un certo punto è cambiato. Ha perso la capacità di essere leader. Il leader non è semplicemente il capo di qualcosa, è chi riesce a coinvolgere collaboratori e attivisti, e sa fare squadra. Ma qui la squadra è inesistente. Ed è veramente triste”.

C’è stato un momento preciso in cui ha maturato questa scelta?

“Quando ho letto che il mio ex circolo del Pd aveva creato un punto di ritrovo per le persone più anziane che avevano difficoltà a prenotare il vaccino online. Ecco, questa secondo me è la politica: un servizio. E ora vorrei riprendere la tessera lì, alla sezione Togliatti”.

Cosa le è mancato in Italia viva?

“Avere una casa, anche fisica. Spesso l’organizzazione è vista come qualcosa di negativo, ma non lo è. Diventare un punto di riferimento per le persone è invece fondamentale”.

Forse Iv ha solo bisogno di tempo per strutturarsi.

“Non credo. Secondo me ammettere che un progetto non è andato come si sperava è sintomo di maturità politica, ma nessuno in Iv ha il coraggio di dirlo. Io non ho mai pensato di fare politica per lavoro, io un lavoro ce l’ho, faccio politica solo per dare il mio contributo”.

Il cambio alla guida del Pd e l’arrivo di Enrico Letta ha influito in qualche modo?

“È innegabile che il suo arrivo abbia portato una ventata di riformismo, ma sinceramente sono mossa dal desiderio di ritrovare gli amici che sono rimasti nel Pd e con cui sono sempre restata in contatto. Il mio obiettivo è tornare a fare la militante, con spirito civico, insieme a loro”.

Crede che i Millennials la seguiranno?

“Io penso che in tanti stiano solo aspettando un segnale. La verità è che avevamo perso l’entusiasmo: noi abbiamo iscritti anche di 17-18 anni e farsi venire delle idee senza avere un luogo, né occasioni per discuterne, alla lunga è frustrante. Eppure noi abbiamo sempre cercato di darci da fare. Quando Renzi organizzava le scuole di formazione, i ragazzi li portavano noi, ma poi quando uscivamo di lì e ci confrontavamo, avevamo sempre la sensazione di non aver imparato niente”.

Cosa si aspetta, adesso dal Pd?

“Che mi facciano servire ai tavoli della festa dell’Unità, come una volta”, ride Arianna. “Non vedo l’ora. Mi manca poter mettere a disposizione le mie idee e la mia energia”.



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