Arianna Visentini la pioniera dello smart working che insegna alle aziende i segreti del lavoro agile

Arianna Visentini, la pioniera dello smart working che insegna alle aziende i segreti del lavoro agile

La Republica News
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Nell’emergenza sanitaria da Covid e oltre. Il lavoro possibile e l’alternanza flessibile dei giorni da passare in ufficio e i giorni di lavoro a casa. Lo smart working con le sue diverse declinazioni ormai entrate a pieno titolo nella vita di centinaia di migliaia di italiani, è il topic di Arianna Visentini, presidente e amministratore delegato di ‘Variazioni’, l’azienda che ha fondato a Mantova undici anni fa, assieme a Stefania Cazzarolli, per affiancare imprese e enti pubblici nella ricerca e nello sviluppo di percorsi di innovazione organizzativa.Quando ancora non si parlava di pandemia, nel 2019, l’imprenditrice ha scritto con la sua socia un libro che ha stentato a trovare un editore, ‘Smart working mai più senza’. “Ci hanno risposto che era un tema ormai obsoleto, che si era già detto quel che c’era da dire, mentre noi eravamo convinte che si fosse solo all’inizio di una rivoluzione. Oggi tutti ne parlano, il Covid ha messo il lavoro agile sotto i riflettori, è diventato il prodotto e servizio che ogni società di management propone alle aziende. I nostri concorrenti sono spuntati come funghi, alcuni competitor arrivano sul mercato con potenza di fuoco, ma noi abbiamo l’esperienza. Da un lato bene: abbiamo sollevato il coperchio; dall’altro però la contingenza economica non aiuta a intraprendere percorsi anche impegnativi, che richiedono risorse di denaro, di tempo e di competenze per sviluppare lo smart working, dargli indirizzi più chiari e definiti. Però siamo sicure che da oggi ci sarà un grande lavoro di riordino di questo caos, di canalizzazione di questa euforia, e che questa esperienza immersiva andrà riportata nella sua corretta regolazione”. 
‘Variazioni’, il nome della società è l’incrocio tra Visentini, Arianna e azioni, ha accompagnato decine di aziende italiane nello sviluppo di progetti di lavoro da remoto, coinvolgendo migliaia di lavoratori. Ha raccolto nel tempo una grande quantità di dati, in aziende private e pubbliche, nella fase pre e post adozione dello smart working, che permetteno l’analisi delle resistenze e delle paure all’adozione del lavoro agile e la misurazione degli impatti sulla comunità territoriale.Più di recente Variazioni ha completato una ricerca basata su oltre 30mila questionari per stimare l’esperienza durante la fase del lockdown e in seguito tracciare scenari sul futuro del lavoro flessibile. Lo smart working forzato, secondo l’indagine, ha trovato molti impreparati e privi di strumenti pratici e manageriali per gestirlo, ma ha avuto il giudizio positivo di 9 lavoratori su 10.Nei nuovi uffici dell’azienda inaugurati a ottobre nel centro storico di Mantova, vicino alla basilica di Sant’Andrea, Visentini conta quindici collaboratori e un fatturato per il 2019 di un milione di euro. L’impresa all’insegna del motto ‘Let’s change the world of work together’, cambiamo il mondo del lavoro insieme, è nata in una seconda fase della sua vita. La prima invece vede la futura imprenditrice, classe 1971, nata a Mantova, cresciuta in una famiglia di quattro fratelli, non dotata di larghi mezzi economici, con il papà operaio all’Enichem e la mamma maestra elementare, che dopo la scuola dell’obbligo si iscrive a un istituto tecnico commerciale, a un corso sperimentale da poco avviato, di ragioneria a indirizzo informatico. “Ero consapevole di dovermi disegnare un percorso di studi e di lavoro veloce che mi consentisse nel più breve tempo di conquistare la mia autonomia”.Col diploma in tasca Arianna Visentini inizia subito a cercare lavoro. “Sono stata assunta in una software house che apriva a Mantova, ma aveva sede a Piacenza e i clienti erano prevalentemente istituti di credito, per cui viaggiavo tra Piacenza, Mestre e Modena. Le mie competenze erano legate alla gestione dei software e al sistema bancario. Ma già mi affascinava l’idea di poter gestire un’impresa tutta mia, ero invogliata a seguire l’esempio dei miei zii, i fratelli di mio padre, che erano riusciti a mettere su un’attività propria”.  Accanto al lavoro tuttavia Arianna coltivava anche la passione per il teatro fin dall’età di 15 anni, da autodidatta. Con amici aveva costituito una cooperativa culturale teatrale, era attrice e impresaria, presidente e amministratrice, lavoratrice dello spettacolo con tanto di contributi, organizzatrice di rappresentazioni autoprodotte e di progetti per laboratori teatrali per gli studenti, teneva rapporti con le istituzioni pubbliche. Un’attività durata circa 15 anni, fino al 2005. Il ‘Teatro Magro’, così l’avevano chiamato, era magro perché scarno, essenziale, sperimentale, che aveva l’ambizione di ridefinire certi stereotipi secondo la scuola all’avanguardia di Grotowsky e Stanislavskij. Lavori che spaziavano da ‘Provaci ancora Sam’ di Woody Allen ad ‘Amleto’ di Shakespeare.Con l’obiettivo di investire nell’attività imprenditoriale, Arianna Visentini continua a lavorare nella cooperativa teatrale ma abbandona la carriera da informatico anche perché in quegli anni decide di iscriversi all’università, alla facoltà di Lettere. “Ho preferito l’esperienza imprenditoriale rispetto al posto fisso, l’ho vissuta come uno stimolo più che con sofferenza e disagio”. Si laurea nel 2000, e nel frattempo a fine 1997 si è sposata con Fabrizio, coetaneo, stesso percorso di studi e di lavoro, e un anno dopo è diventata mamma di Olivia. “Abbiamo fatto insieme questa scelta concedendoci il lusso, il rischio e l’incoscienza di costruirci una famiglia quando vita e carriera professionale non erano ancora in sicurezza. Una sovrapposizione di esperienze anche forti che necessitavano di cura e dedizione”. Nel 2000 nasce Margherita.In quegli anni, tra il 2000 e 2004 conosce le sue future socie. Stefania Cazzarolli è responsabile del Centro per l’occupazione femminile, un servizio messo in campo dalla Provincia di Mantova, Simona Maiocchi è una libera professionista laureata in Economia e Commercio che si occupa di finanza aziendale e agevolata, e Cristina Taffella, che per la Provincia di Mantova segue progetti e politiche attive del lavoro e giovanili. Insieme fanno consulenza per le imprese che volevano sperimentare percorsi sui temi della conciliazione vita-lavoro, il part time, la flessibilità oraria, i giorni di congedo ai padri, i corsi di formazione, vaucher per baby sitter nei primi tre anni dopo la maternità. Azioni che venivano confezionate in un pacchetto in base a cui ciascuna azienda, grazie all’articolo 9 della legge 53 del 2000 che metteva a disposizione risorse e finanza a fondo perduto, poteva beneficiare di 500 mila euro. “Cominciammo a lavorare attorno a questo strumento. Riuscimmo a portare a Mantova quattro milioni di euro in poco meno di due anni. Conoscemmo le aziende, verificando però nel corso del tempo che questa opportunità non era vista come evoluzione delle relazioni, ma solo come un meccanismo assistenziale”. Nel 2005 l’imprenditrice completa il suo percorso di studi con un dottorato in Relazioni di lavoro alla Fondazione Biagi di Modena. Nello stesso anno nasce il terzo figlio, Dario.A lungo andare per Visentini diventa chiaro che non punta a uno studio associato, ma vuole un’azienda vera e propria, che arriva nel 2009; le competenze acquisite sul lavoro agile devono diventare il business. Il gruppo si scioglie e restano in due, Visentini e Cazzarolli. “La mission iniziale è stata la ricerca di soluzioni di conciliazione vita-lavoro finalizzate al benessere delle persone e supporto alle aziende per migliorare l’organizzazione, le performance di produttività e di bilancio. Il filone ‘flexible management’, ridefinizione degli spazi dei luoghi di lavoro, modalità di gestione del personale, nel tempo ha acquisito più peso perché il mercato ha cominciato a comprenderne le potenzialità”. Valore D, l’associazione che promuove  il ruolo delle donne nelle aziende, è stato l’anello di congiunzione tra l’avvio di Variazioni e la sua maturità. “Essere donne per noi fa la differenza. Colloco lo smart working nella sfera della necessità, perché legato al buon senso, al fluire della vita e del tempo. È un’occasione che dobbiamo cogliere. La metafora è quella del mare, non sapevamo nuotare e non ne abbiamo apprezzato i benefici, ma il mare è sempre esistito. Smart working rimuove gli ostacoli, vuol dire libertà, ma corriamo il rischio di non saperla vedere. Esistono gli effetti collaterali e vanno valutati in anticipo e gestiti: come stare davanti al computer tutto il giorno, il burn out, la sindrome da stress da lavoro, l’isolamento, anche il multitasking delle donne spinto all’eccesso, la sovrapposizione della dimensione personale e lavorativa. Oggi è sempre più difficile individuare un’attività che domani non possa essere svolta da remoto. Il tema è tenere d’occhio l’innovazione per non doverla subire”.Le due figlie sono ormai entrambe all’università, il ragazzo adolescente, il tempo della famiglia e quello dell’azienda sono ben distribuiti da Arianna e suo marito. “Tra noi è confronto quotidiano su cosa significa essere imprenditori”. Lo spazio di cui non è disposta a privarsi è quello per la salute fisica: gioca a tennis, corre, fa camminata tre volte la settimana e nei week end. Caduta nella trappola delle serie televisive, sta leggendo ‘The Game’ di Baricco, “voce fuori dal coro rispetto alle tecnologie che condannano i nostri figli, restituisce un po’ di positività”. Cucina per necessità, ha tanti amici, sostiene il comitato cittadino ‘Diritto all’aria pulita’, viaggiava in Europa, e con la formula ‘scambio casa’, “formativa e stimolante”, per alcuni anni ha visitato con la famiglia Germania, Francia, Inghilterra.Visentini parla di magìa del lavoro agile. “Funziona se funziona per tutti. È il superamento del mainstream, del modello fordista: comandare e controllare dando dei microbiettivi. La legge sullo smart working è del 2017, con un percorso partito sei anni prima. Non è una legge superficiale, è volutamente tenuta come una softlaw sul modello anglosassone, nella convinzione che le persone vadano trattate con rispetto e fiducia. Il manager è il primo che deve concederla, a priori, perché solo in quel contesto il suo collaboratore è in grado di fare delle scelte, prendersi dei rischi e anche essere produttivo. Fiducia non vuol dire liberi tutti, vuol dire fate del vostro meglio, mi fido incondizionatamente, siete nella mia azienda. È una trasformazione importante che va accompagnata, deve coinvolgere tutta l’impresa. Abbiamo fatto marketing e da qualche anno sono le aziende che ci chiamano”.L’ambizione è stata determinante. “Avrei potuto intraprendere una carriera universitaria. Quello che sono oggi e che propone la mia azienda è il frutto di un percorso, non lascerei fuori nemmeno un pezzo, non sarei quel che sono oggi e Variazioni non esisterebbe”. 


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