Assegno familiare anche agli extracomunitari, la sentenza della Consulta

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Anche sull’assegno familiare non può esserci discriminazione tra cittadini italiani ed extracomunitari. Lo sottolinea la Corte costituzionale richiamando il diritto europeo.

In una senteza depositata oggi (redattrice la vicepresidente Silvana Sciarra) si spiega che i cittadini non europei, soggiornanti di lungo periodo e con permesso unico di lavoro, non possono essere trattati in modo diverso dai cittadini italiani nell’accedere al beneficio dell’assegno per il nucleo familiare, anche se alcuni congiunti risiedono temporaneamente nel paese di origine. La parità di trattamento fra i destinatari dell’assegno – che ha natura sia previdenziale sia di sostegno a situazioni di bisogno – è garantita dai giudici, tenuti ad applicare il diritto europeo “architrave su cui poggia la comunità di corti nazionali, tenute insieme da convergenti diritti e obblighi”.

Extracomunitari: il diritto agli assegni è esteso anche ai familiari che si trovano all’estero

In risposta a due rinvii pregiudiziali promossi dalla Cassazione, “la Corte di giustizia dell’Unione Europea – rileva una nota di Palazzo della Consulta – aveva ritenuto non compatibile la disciplina italiana relativa all’assegno per il nucleo familiare con due direttive europee (2003/109 sui soggiornanti di lungo periodo e 2011/98 sul rilascio di permesso unico di lavoro)”.  “Se è vero che sono i familiari e beneficiare dell’assegno – si precisa nelle pronunce della Corte di Lussemburgo, prosegue ancora il comunicato – è altrettanto vero che l’assegno è versato al lavoratore o pensionato, componente a sua volta del nucleo familiare”.

E “l’obbligo di non differenziare il trattamento dei cittadini di paesi terzi regolarmente soggiornanti è imposto dalle direttive in modo chiaro, preciso e incondizionato, come tale dotato di effetto diretto”, rileva inoltre la nota.

Assegno unico fino a 175 euro al mese, anche per gli stranieri residenti da almeno 2 anni

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