Assemblee di condominio congelate tra divieti di riunioni e difficolta a farle da remoto . Superbonus a rischio ritardi

Assemblee di condominio congelate tra divieti di riunioni e difficoltà a farle da remoto . Superbonus a rischio ritardi

La Republica News
Pubblicità

Assemblea di condominio in videoconferenza? Sì, no, forse. E in presenza? Anche no. Con il nuovo DPCM in vigore dal 26 ottobre, nel quale viene ” fortemente raccomandato” di svolgere tutte le riunioni a distanza e di non spostarsi da casa salvo che “per situazioni di necessità”, di fatto si limita di molto la possibilità di tenere assemblee con i condomini presenti. Difficile anche affrontare le riunioni in videoconferenza, dato che con le modifiche introdotte di recente la questione si è ulteriormente complicata. In due parole oggi come oggi la situazione sembra essere: tutti al computer o nessuna assemblea. 
Le nuove restrizioni
Con il DPCM in vigore da lunedì 26 ottobre, sono formalmente sospesi convegni, i congressi e gli altri eventi, ad eccezione di quelli che si svolgono con modalità a distanza; ed è “fortemente raccomandato” svolgere anche le riunioni private in modalità a distanza. Chiaramente in questa situazione è sufficiente che un solo condominino si dica indisponibile ad uscire di casa perché l’assemblea non possa svolgersi, né è ipotizzabile che l’amministratore insista per convocarla, neppure avendo a disposizione la terrazza condominale, come in alcuni casi si è tentato di fare. Quanto alle modalità della riunione a distanza, il nuovo testo dell’articolo 66 delle disposizioni di attuazione del codice civile apre a questa modalità, anche se non prevista dal regolamento condominiale, ma solo “previo consenso di tutti i condomini”. 
Connessioni e dimestichezza
Ovviamente in questo caso per poter partacipare tutti condomini debbono essere in grado di farlo, quindi oltre ad essere dotati di pc o smarthphone e buona connessione debbono anche avere un minimo di pratica di riunioni a distanza. Se escludiamo le grandi città e i condomini “più giovani” sembra assai difficile garantire questa situazione dappertutto.  
Improbabile anche consentire lo svolgimento delle riunioni con la partecipazione di soli delegati. Nei condomini più numerosi diventa molto complicato dal momento che quando ci sono più di 20 proprietari non è possibile per ciascun singolo condomino raccogliere deleghe per oltre il 20% dei millesimi. Insomma stallo totale per le decisioni straordinarie. 
Gestione ordinaria non a rischio
Per la gestione ordinaria, invece, non ci sono problemi in quanto anche in assenza dell’approvazione del bilancio per l’amministratore ha il diritto di continuare a raccogliere le rate condominiali sulla base del preventivo a suo tempo approvato. Proprio a causa dell’emergenza Covid, infatti,  il termine di 180 giorni dalla chiusura dell’esercizio previsto dal Codice civile per la presentazione del bilancio  è sospeso fino alla cessazione dello stato di emergenza. In sostanza le rate possono essere raccolte e nessun condomino potrà chiedere di sostituire l’amministratore per la mancata convocazione dell’assemblea ordinaria.  
Superbonus in stand-by
A essere a rischio, quindi, sono soprattutto le delibere relative ai lavori per il Superbonus. Anche se è già stata prevista la possibilità di approvazione con la maggioranza ridotta, ossia il voto a favore della maggioranza dei presenti in assemblea con almeno 1/3 dei millesimi di proprietà, l’impossibilità di fatto a svolgere le riunioni blocca anche queste decisioni. Chiaramente quando tutti condomini si conoscono e sono presenti buoni rapporti di vicinato, è anche possibile trovare soluzioni “creative” e dare il via ai lavori con delibere incontestabili. Se invece ci sono conflitti o comunque un numero più ampio di proprietari, all’amministratore non resta che effettuare un sondaggio sulla volontà dei proprietari, in attesa che le restrizioni vengano meno, ovvero che tutti decidano di partecipare all’assemblea in videoconferenza.


Go to Source