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Atletico Madrid campione, Suarez firma il gol che vale la Liga

La Republica News
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Ha vinto l’Atlético Madrid perché ha sbagliato di meno. Non proprio un’ovvietà in Spagna. E lo ha fatto con il proprio stile. Senza entusiasmare più di tanto e soffrendo, come comanda la tradizione rojiblanca. Campionato equilibrato ed emozionante sino alla fine, la Liga. Su questo non ci sono dubbi. Ciononostante, il livello generale della competizione è stato tutt’altro che altissimo, in quella che è una coerente cartina al tornasole della ‘decadencia’ del calcio spagnolo in Europa. Senza nulla togliere ai colchoneros che hanno sicuramente meritato un titolo che, negli ultimi sette anni, era rimbalzato dal Camp Nou al Santiago Bernabéu ignorando il Metropolitano, il Real Madrid e il Barcellona non hanno fatto davvero nulla per vincerlo. Zinedine Zidane e Ronald Koeman svuoteranno il proprio armadietto nei prossimi giorni, forse già nelle prossime ore. Per ragioni diverse. E già, perché se nella capitale è Zizou ad aver fatto capire di essere stanco, in riva al Mediterraneo è Joan Laporta a essersi stancato dell’eroe di Wembley, il protagonista della prima Coppa dei Campioni vinta dal Barcellona nella sua storia.

<<La classifica finale della Liga>>

Un successo determinato dagli ‘scarti’ di lusso di Real e Barça

Ha vinto chi ha sbagliato meno grazie, ironia della sorte, agli uomini pescati tra gli scarti di chi ha sbagliato di più. Luis Suárez e Marcos Llorente hanno fatto decollare, sette anni dopo l’ultima volta, il cholismo: Quella peculiare forma di intendere e interpretare il calcio secondo la quale, il giorno in cui ti giochi la Liga in 90 minuti, puoi accontentarti del 50% del possesso palla anche se di fronte hai la penultima in classifica. Ed è stata proprio la chiara identità dell’equipo colchonero, rispetto alla confusione blanco-blaugrana, a fare la differenza. I gol (21!) del centravanti charrua buttato fuori dal Camp Nou perché Josep Maria Bartomeu era sicuro che non fosse più “decisivo” e l’intensità del mediano madrileno, che Zidane ha sempre fatto finta di non vedere, hanno permesso ai due baluardi del cholismo, Jan Oblak e Koke Resurrección, di affrancarsi dalla volgarità dei secondi o dei terzi posti degli ultimi anni che avrebbe finito per incattivirli. Il trionfo è anche loro. Senza i miracoli del miglior portiere al mondo e la austera razionalità del canterano materassaio, infatti, l’Atlético Madrid sarebbe stato vicinissimo al ko tecnico quando, a cavallo tra l’inverno e la primavera, Suárez aveva smarrito la polvere da sparo e il motore di Llorente era stato costretto, per ovvie ragione fisiologiche, ad abbassare i propri giri.

La resilienza dei Colchoneros

Resilienza: la parola dell’anno descrive meglio di ogni altra il trionfo colchonero. Perché Koke e compagni non hanno mai mollato la presa, nemmeno quando il Barcellona, prima del crollo finale, sembrava pronto al sorpasso o quando il Real Madrid è tornato, quasi senza volerlo, in possesso del proprio destino. I blancos non sono mai stati in grado di infondere il dubbio tra le fila rojiblancas. Sarebbero dovuto scendere in campo contro il Villarreal con il sangue agli occhi per segnare subito un gol e vedere l’effetto che fa. E, invece, dopo la rete del Valladolid contro l’Atlético è arrivata quella del submarino amarillo. Allo stesso modo, la remontada blanca si è consumata soltanto quando Luis Suárez aveva già completato quella dell’Atlético al José Zorilla: “Per vincere bisogna soffrire”, hanno ripetuto come un mantra, nelle ultime due settimane, sia Simeone che i propri uomini. E, invece, tutto sommato, i fiammanti campioni di Spagna non sono mai stati superati in classifica dalla squadra di Zizou, nemmeno per un minuto. Ulteriore dimostrazione di come – a prescindere da chi sarà a sedere sulla panchina del nuovo Santiago Bernabéu e del Camp Nou – non sarà sufficiente cambiare l’allenatore per ripartire.



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