Atp Finals, la finale è Zverev-Medvedev

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TORINO – Come uno Slam. Una partita intensa, di altissimo livello. Novak Djokovic e Alexander Zverev hanno nobilitato come da pronostico la seconda semifinale delle Atp Finals di Torino, dopo che nel pomeriggio Daniil Medvedev s’era imposto sul norvegese Ruud. Ha prevalso Alexander Zverev dopo tre set in cui se le sono date di santa ragione, un match che ha oscillato da una parte e dall’altra, senza che si intravedesse un padrone sicuro. Ma, ad analizzare bene il match, effettivamente ha meritato di più il tedesco.

Un primo set equilibrato, durato un’ora esatta. Nel quale Zverev ha tenuto una qualità – nel servizio e nella strategia – altissima. Nessuno dei due tennisti ha avuto chance sul servizio altrui. E’ stato un set nel quale il tedesco si è dimostrato essere molto ostico, come tipo di tennista e come gioco, al serbo. I suoi servizi hanno inciso sul suo turno di battuta, e Djokovic – il migliore risponditore sulla faccia della terra – nulla ha potuto inventarsi. Quindi la soluzione non poteva che essere il tie-break: e qui, forse, Djokovic è mancato di un qualcosina negli scambi dove il tedesco non aveva piazzato la sua potente prima palla: non c’è stato un winner, un attacco o un colpo spiazzante. E, alla fine, Zverev ha sfruttato la chance chiudendo 7-4.

Nel secondo set l’inerzia non è cambiata, anzi. Zverev ha acquisito fiducia, mentre Djokovic ha dato flebili segni di nervosismo (chiedendo la palla ai raccattapalle con celerità). L’impressione è che se avesse compreso che l’avversario di fronte era solido, e sarebbe rimasto tale. E, dunque, avrebbe fatto molta fatica a scardinarlo. Più o meno come successo in quella semifinale di Tokyo, alle Olimpiadi. Anche lì, curiosamente, stesso turno del torneo. Però, sia pur soffrendo, ha tenuto il punto e fino al 4-4 nulla è accaduto. Nssuno ha fatto passi falsi, e nessuno ha avuto gesti di stizza. Qualcuno se li attendeva dal serbo il quale invece ha mantenuto una calma olimpica: l’intenzione – la speranza – era di restare sulla propria tattica nell’attesa di una chance.

A quel punto il match è entrato nella fase cruciale, e Djokovic si è portato sul 15-30 servizio Zverev, il quale ha riapparigliato subito con un ace. Ma è stato un momento, perchè Djokovic ha accelerato e ottenuto la prima palla break, annullata dal decimo ace. Ma è stato solo il rinvio dell’inevitabile: un’accelerazione di rovescio prima, e di dritto dopo, hanno consentito al serbo di realizzare il primo break dell’intero match, avanzare sul 5-4 e poter servire per il set. Che ottiene, dopo un’ora e quarantanove minuti, e al quinto set point perchè Zverev, cocciutamente e orgogliosamente – si rifiutava di consegnarglielo.

Il terzo set è iniziato apparentemente in equilibrio, ma chi ha mostrato segni di impazienza – negli scambi – è stato di nuovo Djokovic, che ha perso improvvisamente smalto e di nuovo, come nel primo set, avesse realizzato di avere una specie di clone dall’altra parte e che in quel gioco allo specchio non ne sarebbe uscito vincente. Infatti, al primo accenno di calo è stato ils erbo a cedere il servizio, con il tedesco a involarsi sul 4-1. Il game chiave è stato il settimo: Zverev, 40-15, si è fatto recuperare e ha addirittura dovuto annullare una palla break. Che, colpevolmente, Djokovic ha giocato in modo troppo attendista. E così, alla fine, il tedesco si è salvato andando al cambio campo sul 5-2. Il serbo ha incassato il 3-5, poi Zverev non ha avuto più paura.

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