Aurora e le seduzioni pericolose

“Aurora” e le seduzioni pericolose

La Republica News
Pubblicità

In un un libro bislacco del 1942, Psicanalisi delle acque. Purificazione, morte, rinascita, il filosofo francese Gaston Bachelard scriveva che ogni immagine psichica può essere ricondotta al mondo delle acque. È una delle prime cose che mi sono venute in mente rivedendo Aurora di Friedrich Wilhelm Murnau (il suo primo film americano, girato nel 1927, lo si trova anche su YouTube, ma meglio procurarsi la folgorazione dell’edizione restaurata). Lo scelgo per continuare il nostro viaggio nei capolavori che contengono la sequenza di un sogno. Il titolo originale è Sunrise: A Song of Two Humans, e i due umani sono un contadino (The Man) e sua moglie (The Woman).LEGGI TUTTI GLI PSYCHO
Ma poiché il due è sempre minacciato dal tre, la storia ruota attorno a una femme fatale (The Woman from the City). Aurora è un film acquatico e muto che abita i confini: musica e silenzio, coscienza e inconscio, veglia e sonno. Dunque veniamo al sogno: l’uomo ha perso la testa per la donna di città e decide di uccidere la moglie, simulando un incidente in barca, per fuggire con l’amante. La notte prima della gita sul lago sogna che la stanza nuziale si allaga, riempiendosi di quell’acqua che l’indomani dovrà inghiottire il corpo della moglie. Ricordo un sogno “individuativo” riportato da Jung dove un signore si trova di fronte «a un lago oscuro». Proprio come nel film il cielo si fa buio, il vento increspa la superficie dell’acqua e il sognatore, «preso dal panico, si sveglia».Aurora si intitola così perché, nel racconto di Murnau, il risveglio da quell’incubo porterà, dopo varie prove e peripezie, una luce: la luce aurorale che al termine della notte suggerisce il mattino, la luce del cinema che nel buio della sala costruisce il sogno. Anche se sappiamo, ce lo insegna Emily Dickinson, che «Aurora è lo sforzo/ del volto celeste/ di simulare, per noi/ l’incoscienza della perfezione».Sul Venerdì del 20 novembre


Go to Source