Australian Open, la rimonta di Nadal è da leggenda: suo il 21° Slam

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Doveva essere storia, è diventata una cosa epica. Rafael Nadal si prende l’Australian Open 2022 con una clamorosa rimonta su Daniil Medvedev, dopo essere stato indietro di due set. Ha trionfato 2-6, 6-7 (5), 6-4, 6-4, 7-5 dopo cinque ore e ventiquattro minuti di gioco e ha conquistato il suo 21° Slam, staccando Novak Djokovic e Roger Federer fermi a 20. Nadal a Melbourne aveva vinto solo nel 2009. E nel 2012 animò insieme a Djokovic la finale più lunga della storia, ma la perse, in 5 ore e 53 minuti. Questa partita con Medvedev, ora, resterà nella storia anche come la seconda finale più lunga di uno Slam.

È accaduto nel torneo in cui non c’era stata una sola rimonta che era una, da due set sotto. Eccezionale. Lo spagnolo trionfa in cinque set, domando un Daniil Medvedev che aveva intravisto il rettilineo del traguardo dopo aver conquistato, con 6-2 e 7-6 (5) le prime due frazioni di gioco.

Non solo: Nadal si era ritrovato sotto di due set, in una finale Slam, per la sesta volta in carriera. E non era mai riuscito a vincere. Ancora: l’ultima volta che aveva vinto un match rimontando due set di svantaggio era stato quindici anni fa, contro un altro russo – Youzhny – a Wimbledon 2007. In generale il suo bilancio in carriera, sotto di due set era di 3 vittorie e 20 sconfitte. Certo che il quinto set è stato incredibile, con Medvedev che ha fatto e disfatto. Ma, dopo cinque ore di gioco di una finale Slam, e contro Rafa Nadal, è oggettivamente tutto giustificabile. Per cui il russo esce sconfitto, ma con tutti gli onori.

Nadal dunque ha sfatato un altro tabù, conquistando per la seconda volta lo Slam australiano e, dunque, ora potrà fregiarsi dell’aver vinto tutti gli Slam per almeno due volte, andando a fare compagnia a Novak Djokovic.

L’invasione di campo nel secondo set  Una partita intensa, emozionante. Come una finale Slam deve essere. Con l’invasione di campo, i crampi e il succo al cetriolo per prevenirli da parte di Medvedev, che ha anche polemizzato con parte del pubblico che aveva scelto di stare dalla parte dello spagnolo. “Sono degli idioti. Senza cervello. Cervelli vuoti. Probabilmente nella loro vita deve essere molto brutto. E comunque questa è una finale Slam, non basta dire ‘please’. Con gli idioti non puoi essere gentile. Devi fare di più…” ha detto Medvedev al giudice di sedia, l’australiano John Blom, infastidito da chi lo fischiava e lo disturbava mentre era al servizio.

Daniil Medvedev (reuters) Ma tutto ciò non toglie nessun credito allo spagnolo, veramente inossidabile. Solo un tipo come lui non avrebbe mollato, dopo le prime due frazioni di gioco. In difficoltà, anche tecnica, ha saputo trovare contromisure confermando una grande lucidità: i tagli di rovescio, le smorzate, le discese a rete sono state utili per togliere il ritmo al russo che davvero s’era visto sul rettilineo del traguardo. Alla fine quello più fresco era lui, Nadal, nonostante avesse 35 anni e dieci in più del russo. E pensare, ancora, che era fermo da sei mesi, e che aveva dubbi sul poter ancora giocare a tennis. Ma, ancora una volta s’è preso l’ultima parola, Rafa. Quella del campo. E resta uno dei più grandi sportmen di tutti i tempi.

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