Avanzi di cibo, gettarli o no? Dai super-attenti ai disillusi, sette italiani su dieci non sanno come comportarsi

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Quasi la metà dei consumatori italiani (il 47%) è un Rambo in cucina. Può suonare minaccioso, ma in realtà è una buona notizia: secondo un’indagine di Adiconsum svolta insieme ad Applia Italia (l’associazione che riunisce i produttori di elettrodomestici),  i “Rambo” sono infatti consumatori attenti, organizzati e poco inclini a farsi distrarre da cibi golosi (ma non previsti nella lista della spesa) in mostra sugli scaffali. Abitudinari ma aperti alla spesa online, soprattutto attenti agli sprechi.

Lo butto o no? Tuttavia proprio nella lotta agli sprechi c’è ancora molto da lavorare. Perché oggi ancora sprechiamo circa 65 chili a testa di cibo all’anno ma anche perché, come emerso dall’indagine condotta su quasi 500 persone, manca la consapevolezza di come ridurre gli sprechi nel concreto. Ad esempio l’80% degli intervistati dice di essere consapevole che dissipare il cibo abbia conseguenze per l’ambiente (in termini di rifiuti, emissioni di anidride carbonica, consumo inutile di acqua, energia e suolo), eppure il 71% di questi ha difficoltà a capire se un alimento sia ancora o buono o debba essere gettato nella spazzatura. Un dato che dovrebbe preoccupare, visto che, per precauzione, nella maggior parte dei casi in cui c’è un dubbio si getta via. E durante le vacanze di Natale, con tanto cibo a disposizione, il rischio è sempre dietro l’angolo.

L’indagine ha rilevato che quasi una volta su tre, la decisione se cestinare o no un alimento dipende da una semplice presunzione di deterioramento. In poche parole ci si affida ciecamente alla dicitura “consumare preferibilmente entro” e mancano le conoscenze per giudicare lo stato di conservazione, finendo così per sprecare inutilmente.

Per continuare con le metafore cinematografiche, Adiconsum inserisce il 29% degli intervistati nella categoria “Vacanze romane”: un tipo di consumatore edonista, che adora fare un giro al supermercato e si lascia tentare da cibi e packaging sempre nuovi, ama il cibo di qualità e invita spesso gli amici a cena. Il rovescio della medaglia è che spreca molto perché acquista più del necessario e, spesso, senza controllare prima cosa c’è in dispensa. Un consumatore, spiega Adiconsum, “che va preso per mano e accompagnato a trovare un giusto equilibrio fra la spinta consumistica e consumo critico, imparando il piacere di fare scelte responsabili verso la società e valide per il suo portafogli”.

Uno sconosciuto in cucina. L’indagine si è anche concentrata sull’uso del frigorifero, uno degli strumenti più importanti per conservare il cibo. Strumento che però conosciamo molto poco: il 72,9% degli intervistati non ha idea di come controllare la temperatura esatta del proprio frigorifero. E spesso il modo non c’è, perché soprattutto i modelli più datati non hanno un termometro che si possa consultare in modo rapido. Si tratta di un dato fondamentale: tenere d’occhio quanti gradi ci sono in frigo aiuta a capire se l’abbiamo riempito troppo, aperto troppo spesso o caricato con cibi caldi. Questo può influire sia sul funzionamento dell’apparecchio ma anche sull’energia necessaria per raffreddarli, con bollette elettriche più elevate. Un frigo che mostri la temperatura è oggi molto comune, ma ci sono altre funzioni – futuribili, non troppo lontane nel tempo – che attraggono molto i consumatori. Quella preferita dal panel intervistato da Adiconsum è la rilevazione della scadenza, con alert di segnalazione per il cibo che è a ridosso della data segnalata in etichetta. Molto apprezzato anche il touch screen per consultare il contenuto senza dover ogni volta aprire lo sportello; seguito dal “supporto alla spesa”, per preparare la propria lista della spesa o farsi consigliare ricette per non sprecare gli avanzi.

Le ultime due categorie individuate dall’indagine sono “Predator” e “Zombie”. Il Predator, rappresentato dal 18% del campione, è un animale da risparmio: confronta le offerte, sia su volantino sia sulle app, e corre da un punto vendita all’altro per acquistare ciò che gli serve al prezzo migliore su piazza. “È il più promettente sul piano della consapevolezza” scrive il rapporto, perché è un consumatore che non spreca molto. Sono pochi – per fortuna solo il 5,5% – gli Zombie, consumatori disattenti, poco attenti alle etichette e meno ancora alle differenze tra un prodotto all’altro. Ma soprattutto, sono spreconi perché disillusi, arresi, convinti che le proprie scelte non abbiamo alcun impatto. Un tipo di consumatore che si recupera solo con etichette chiare e campagne informative efficaci.

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