Bacia una collega alla macchinetta del caffè, assolto perché il fatto non è reato

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Un bacio rubato alla macchinetta del caffè: per l’accusa è violenza sessuale e l’imputato avrebbe dovuto essere condannato a un anno di carcere. Ma per il giudice “il fatto non costituisce reato”: per questo Fabio B. è stato assolto alla fine di un processo lampo arrivato però a distanza di 6 anni dai fatti. Risale al 2016 l’episodio contestato dalla pm Fabiola D’Errico.

Una donna, che all’epoca aveva 30 anni, svolgeva le pulizie, in zona Falchera, in alcuni container di un cantiere di operai che svolgono lavori autostradali. Si incontrava tutti i giorni con l’imputato che era un manutentore. Secondo la versione della vittima, all’improvviso, davanti alla macchinetta del caffè, sarebbe stata afferrata da dietro le spalle, voltata e baciata contro la sua volontà. L’imputato non negava l’episodio ma sosteneva che il bacio non solo fosse stato consenziente ma che fosse stata addirittura lei a prendere l’iniziativa. Due versioni contrastanti.

La donna, assistita dall’avvocata Sabrina Balzola, aveva subito raccontato l’episodio a due responsabili e una testimone ha raccontato di averla vista in lacrime seduta alla macchinetta, ma alla domanda se andasse tutto bene aveva risposto di sì. “Dopo quel bacio, che mi ha turbata profondamente, ero molto scossa e ho chiesto di non lavorare più in quel posto, anche se di ho rimesso economicamente” ha spiegato la donna a margine del processo. Al processo avrebbero dovuto essere sentiti alcuni testimoni ma non sono stati sentiti preferendo l’acquisizione dei verbali. Ma la vittima in aula ha raccontato la sua versione dei fatti: “Mi ha strattonata e baciata, dicendomi anche “tu per me sei carinissima’”. “L’episodio può sembrare di poco rilievo ma quel bacio non era consenziente – ha detto nella requisitoria la pm Fabiola D’Errico – lo stato d’animo e il disagio provato dalla donna dimostrano che lei l’ha vissuto come una violenza”. Da qui la richiesta di condannare l’imputato a un anno per violenza sessuale.

Tuttavia il giudice Paolo Gallo ha dato ragione alla difesa, patrocinata dall’avvocato Franco Papotti, che ha sostenuto la tesi del ragionevole dubbio: “Il mio assistito ha da subito raccontato che si era creata una complicità con la donna in questi incontri alla macchinetta del caffè. Lei quel giorno per gioco gli aveva anche fatto lo sgambetto”. L’uomo aveva anche detto di essersi subito pentito di quel bacio, perché sposato e perché avvenuto sul luogo di lavoro.

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