Bancomat, l’Antitrust boccia il nuovo modello delle commissioni: danneggia la concorrenza

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L’Antitrust boccia l’idea del circuito Bancomat di modificare il modello delle commissioni sui prelievi dagli Atm. Secondo L’Antitrust, infatti, il nuovo modello di remunerazione configurerebbe una restrizione della concorrenza a danno dei consumatori.

La proposta di modifica è stata presentata ormai più di due anni fa.

Secondo l’attuale regime di remunerazione, la banca che ha emesso la carta utilizzata per il prelievo versa una commissione interbancaria (MIF) all’istituto che è titolare dello sportello, presso cui il prelievo avviene, e può chiedere al proprio cliente una commissione. Con la modifica prevista dal circuito Bancomat, sarebbe stata invece la banca presso cui si preleva il denaro a richiedere direttamente al titolare della carta una commissione. Una impostazione, ricostruiva pochi giorni fa il Sole 24 Ore, che sarebbe andata soprattutto nella direzione attesa dai grandi gruppi con molti sportelli, preoccupando piuttosto le banche digitali o quelle che non hanno una simile penetrazione di postazioni Bancomat. In una proposta rivista, Bnacomat aveva previsto anche un tetto alla commissione di prelievo (1,5 euro), evidentemente giudicato insufficiente.

Nella nota in cui l’Agcm chiude l’istruttoria, infatti, l’Autorità segnala che “il nuovo progetto configura una restrizione della concorrenza in quanto stabilisce una serie di regole comuni che determinano effetti di natura anticoncorrenziale”. In particolare si prospetta un “aumento significativo delle commissioni medie di prelievo in circolarità per gli utenti da parte delle banche aderenti” e poi la “creazione di ostacoli per la concorrenza tra banche nell’erogazione dei servizi alla clientela, dal momento che per queste verrà meno la possibilità di influire su una variabile concorrenziale (vale a dire la possibilità di determinare la commissione di prelevamento in circolarità e la possibilità di non farla pagare al cliente)” infine l’aumento “degli incentivi a colludere per le banche aderenti”.

Di fronte a questi rilievi, Bancomat secondo l’Autorità “non ha fornito prova, singolarmente e dettagliatamente, che sussista ciascuna delle quattro condizioni previste dall’art. 101.3 che avrebbero potuto condurre ad una esenzione in deroga. In particolare, il circuito non ha dimostrato la presenza di una relazione diretta tra la diminuzione della rete Atm e l’attuale modello di remunerazione e, dunque, le eventuali efficienze che sarebbero derivate in tal senso dall’introduzione del nuovo modello”. Per l’Autorità, anzi, “le cause principali del ridimensionamento della rete Atm sono dovute a una complessiva evoluzione del mercato, caratterizzata da diversi fattori. Tra questi, la razionalizzazione della rete a seguito di concentrazioni bancarie, di scelte societarie degli istituti di credito e anche di logiche di ottimizzazione che possono non dipendere dal mero prelievo in circolarità. Ad esempio, anche in zone ad alta densità di prelievi, come quelle turistiche o fortemente commerciali, un numero troppo elevato di sportelli può risultare non efficiente. Si tratta di una circostanza che trova riscontro nei dati acquisiti secondo cui – a fronte di una contrazione della rete (tra il 2015 e il 2021 il numero degli sportelli è sceso del 28,4% e quello degli Atm del 13,9%) – si è registrata una crescita degli Atm per ciascuno sportello, che comporta un aumento di Atm per filiale: nel periodo 2015-2021 il numero medio di Atm per sportello è salito da 1,44 a 1,73 con un incremento di oltre il 20% (dati Banca d’Italia). Le evidenze sull’assenza di un legame tra il calo di Atm e il modello di remunerazione utilizzato sono peraltro coerenti con i riscontri ricevuti in istruttoria dalle altre Autorità nazionali di concorrenza”.

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