Bankitalia con la crisi peggior calo dei redditi da ventanni. Per le famiglie giu dell88. Ma la stretta ai consumi fa lievitare i risparmi di 51 miliardi

Bankitalia, con la crisi peggior calo dei redditi da vent’anni. Per le famiglie giù dell’8,8%. Ma la stretta ai consumi fa lievitare i risparmi di 51 miliardi

La Republica News
Pubblicità

120341672 c23e3e7a e143 4901 9713 7a5d52f05740

MILANO – “Nel primo semestre del 2020 i redditi dei settori privati non finanziari hanno registrato la contrazione più forte degli ultimi venti anni, che è stata solo in parte contrastata dalle misure di sostegno introdotte dalle amministrazioni pubbliche”. Così la Banca d’Italia, in una delle sue pubblicazioni dedicate a misurare l’impatto economico del Covid 19, mette nero su bianco la forza dello choc subito da imprese e famiglie.

CALCOLA IL TUO STIPENDIO GIUSTO

I conti delle famiglie: redditi pro capite giù dell’8,8%

Nell’analisi di via Nazionale si ricostruisce quanto accaduto ai portafogli familiari nei primi sei mesi dell’anno: “I redditi primari pro capite a valori correnti delle famiglie si sono ridotti dell’8,8 per cento rispetto al primo semestre del 2019, una contrazione decisamente più ampia di quelle registrate nelle fasi più acute della crisi finanziaria (-5,2 per cento) e di quella dei debiti sovrani (-3,4 per cento) riflettendo l’andamento delle poste principali”. Tutte le differenti fonti di reddito hanno partecipato a questo calo: quelli da lavoro dipendente giù dell’8,7%, i redditi lavoro e i profitti delle famiglie produttrici del 7,4%, gli altri redditi del 13 per cento. Soltanto grazie ai trasferimenti sociali netti, cresciuti del 60,3%, la flessione del reddito disponibile lordo pro capite è stata contenuta al 3,8%, in linea con le crisi precedenti e quanto visto in Spagna.


Attanagliate dall’incertezza, le famiglie hanno risposto alla crisi tagliando i consumi (-9,8% nella prima metà dell’anno) e per nulla rassicurate dall’imponente azione di sostegno del governo hanno triplicato il proprio tasso di risparmio rispetto alla fine del 2019 dal 2,8 al 9,2 per cento. Ne è derivato un risparmio netto di 51,6 miliardi.

E così gli italiani sono tornati a investire in titoli pubblici, dopo che il 2019 si era chiuso con disinvestimenti per 23,6 miliardi. “Nella prima metà del 2020 le famiglie sono tornate ad acquistarne per 5,1 miliardi, mentre sono state registrate vendite di altri titoli per 11,6 miliardi”. E sono stati soprattutto i portafogli più piccoli a muoversi, probabilmente anche per le iniziative del Tesoro che ha lanciato titoli ad hoc: “Oltre la metà degli acquisti del semestre è riconducibile a conti di deposito titoli con valori mobiliari a custodia compresi tra i 50 e i 250 mila euro; al contrario, i conti con valori mobiliari superiori ai 500 mila euro, a cui era riconducibile alla fine del 2019 oltre la metà dei titoli pubblici di proprietà delle famiglie, non hanno registrato acquisti significativi”. Guardando a come si sono mossi i soldi nel periodo, via Nazionale sintetizza che “in un contesto di forte contrazione della spesa per consumi e investimenti, le famiglie e le imprese hanno nel complesso indirettamente trasferito risorse alle amministrazioni pubbliche, soprattutto attraverso l’impiego della liquidità accantonata presso il sistema bancario”. Restando alle famiglie, ulteriori 17,7 miliardi sono stati investiti in strumenti del risparmio gestito”.

Debito pubblico schizza di 121 miliardi

Tra gli altri dati evidenziati dalla ricerca, spicca il conto del primo semestre sul debito pubblico che in percentuale del Pil ha raggiunto i valori più alti negli ultimi venti anni. Il debito è complessivamente aumentato di 121 miliardi nel semestre, di cui 97,4 miliardi nel secondo trimestre dell’anno.

Per le imprese, infine, altri record negativi: il valore aggiunto delle imprese italiane è diminuito del 15 per cento rispetto allo stesso periodo del 2019, un calo quasi doppio rispetto a quello, “già eccezionale”, registrato nel primo semestre del 2009 (pari a -7,8 per cento), al culmine della crisi finanziaria. I profitti delle imprese si sono ridotti del 18 per cento; a fronte di una contrazione più marcata della spesa per investimenti lordi (-25 per cento), il settore ha registrato, similmente alle famiglie, un accumulo di risparmio finanziario: accreditamento netto di 17 miliardi.



Go to Source