Bankitalia, due anni di frodi targate Covid per oltre 13 miliardi. Dalla corruzione negli appalti alle società finte per avere fondi pubblici

Pubblicità
Pubblicità

ROMA – Truffa nelle forniture di mascherine, appropriazione indebita di fondi per l’emergenza sanitaria, “distrazione di fondi” donati a un’associazione senza scopo di lucro che avrebbe dovuto utilizzarli per aiutare i malati di Covid, e naturalmente corruzione negli appalti pubblici per la fornitura di materiale sanitario: la Banca d’Italia, visto che gran parte di questi reati passano dalle banche, fa il punto su tutte le attività criminose nate con la pandemia, e che hanno coinvolto i fondi a sostegno delle famiglie e delle imprese e la necessità di acquistare materiale ingenti quantità di materiali sanitari. Negli ultimi due anni la Uif, l’unità di informazione finanziaria della Banca d’Italia, ha analizzato e trasmesso agli organi investigativi 7.562 segnalazioni di operazioni sospette riferibili a contesti di rischio collegati al Covid-19. Le operazioni segnalate hanno raggiunto l’ammontare di 13,4 miliardi di euro (8 miliardi nel 2020 e 5,4 miliardi nel 2021. L’importo di quelle effettivamente eseguite ha sfiorato i 7 miliardi.

La pandemia, spiega la Uif, “ha portato all’attenzione nuovi elementi sintomatici di operatività illecite che impattano anche sul contrasto al riciclaggio. E’ stato perciò necessario integrare i criteri di classificazione delle segnalazioni per meglio monitorare i rischi inerenti ai contesti sospetti”. Le segnalazioni di reati legati all’emergenza epidemiologica sono passate dal 3,0% di quelle analizzate nel biennio al 5,0% a fine 2021, con una crescita del 144,2%, segnala ancora la Banca d’Italia.

Nelle tante operazioni descritte dal report, tutte rigorosamente anonime, la Uif descrive società che sono state aperte con fondi arrivati dall’estero esclusivamente per ottenere i finanziarmenti pubblici, oppure società che esistevano da un po’ di tempo ma non avevano portato avanti alcun tipo di attività, e che si animavano improvvisamente al momento di richiedere i sostegni del governo. In molti casi, compresi quelli per le forniture di dispositivi sanitari di sicurezza, sono emersi collegamenti con la criminalità organizzata.

Ci sono stati anche casi di riciclaggio di fondi derivanti dale cessione di crediti d’imposta: i corrispettivi venivano utilizzati per l’acquisto di beni di lusso oppure investiti attraverso società specializzate che operano nei paradisi fiscali.Molte le  anomalie degli appalti. Ci sono state società che ottenevano incarichi di fornitura ai quali in realtà non erano in grado di far fronte, e che poi venivano eseguiti da altre imprese ombra che però non erano tenute a presentare la documentazione richiesta dalla legge.

Ci sono poi truffe indirette, le cui vittime non sono lo Stato o enti pubblici, ma le imprese. E’ il caso per esempio di un fantomatico “Gruppo Europeo di interesse economico” che aveva raccolto molte quote di adesione di piccole imprese, garantendo loro che sarebbe stato in grado di ottenere liquidità per aiutarle a fronteggiare le difficoltà finanziarie. Finanziamenti che le Pmi non hanno mai ottenuto, mentre le quote versate sono finite all’estero, a beneficio di altre persone.

E persino casi di associazioni senza scopo di lucro: una in particolare aveva raccolto fondi da destinare alle residenza sanitarie assistenziali, che poi sono finiti all’estero, a beneficio di privati.

Il rapporto si conclude con un caso di quasi phishing: una società italiana attiva nel commercio di materiale sanitario aveva cercato di acquistare alcuni prodotti da una società asiatica, ma criminali hanno intercettato la contrattazione, si sono sostituiti inviando email al posto dei veri destinatari, e sono riusciti a ottenere una parte dei pagamenti, fino a quando la frode non è stata scoperta.

Pubblicità

Pubblicità

Go to Source