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Bankitalia, la ripresa si rafforza. Visco: “Crescita può superare il 4%”. Ora rendere permanente il debito comune per il bilancio della Ue

La Republica News
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MILANO – L’attività economica in accelerazione grazie – in primis – agli sforzi del mondo sanitario e alla diffusione dei vaccino che apre alla possibilità di vedere crescere il Pil più del 4 per cento in media d’anno. La necessità di avere ancora misure coordinate tra politica monetaria (quindi a livello di Bce) e fiscale (quindi il governo e l’Europa) per sostenere in modo più selettivo imprese e famiglie e per contrastare il pericolo di crescita dei tassi d’interesse, di fronte al quale sarà bene utilizzare tutto il Piano d’acquisto di titoli della Banca centrale europea (Pepp) per mantenere le condizioni dei mercati favorevoli. Un passo avanti chiesto a Bruxelles, dove il Next generation eu è stato fondamentale per la fiducia degli operatori economici nella ripresa ma ora serve “una capacita di bilancio comune, accompagnata dalla revisione delle regole per le finanze pubbliche nazionali”; fondata “sulla possibilita di una stabile emissione di debito, garantita da fonti di entrata autonome”. In pratica, un Recovery permanente.

Visco, Manzoni e quel monito alla politica: ripartenza sì, ma bisogna lavorare a un futuro senza sussidi

Sono alcuni elementi centrali delle vaste Considerazioni finali del governatore Ignazio Visco, che arrivano in un momento in cui si inizia a vedere – stando a una pluralità di operatori economici e osservatori – lo spiraglio della ripresa. Una ripresa dopo lo choc pandemico descritto da Visco in pochi numeri: per la prima volta in 20 anni è risalito il numero di persone in povertà estrema, cento milioni in più a circa il 10 per cento della popolazione. Donne, giovani e precari sono i più colpiti dalla perdita di lavoro, per arginare la quale i governi hanno messo in campo qualcosa come 16 mila miliardi di interventi. E una ripresa che dovrà correre sulle sue gambe, perché “è certo che verrà meno lo stimolo, in parte artificiale, che oggi proviene da politiche macroeconomiche straordinarie ed eccezionali”. In Italia vuol dire che “cesseranno il blocco dei licenziamenti, le garanzie dello Stato sui prestiti, le moratorie sui debiti. E andrà (…) ridotto il fardello del debito pubblico sull’economia. Bisogna essere preparati ai cambiamenti di cui abbiamo contezza e pronti per rispondere agli eventi e sviluppi inattesi”.

Pieno uso del Pepp e debito comune

Dopo questa guerra vera e propria, il governatore vede una “ripresa di vigore” da parte del Pil dell’Eurozona nella seconda parte dell’anno con una stima di oltre il +4% nel biennio 2021-2022, dopo la caduta del 6,6% nel 2020. Fondamentali nell’alimentare la ripresa sono stati gli interventi della Bce e sul punto Visco chiarisce quale deve esser l’atteggiamento di Francoforte nei prossimi mesi: “L’incertezza sui tempi e sull’intensità della ripresa richiede che le condizioni di finanziamento restino a lungo accomodanti: aumenti ampi e persistenti dei tassi di interesse non sono giustificati dalle attuali prospettive economiche e andranno contrastati, anche con il pieno utilizzo dei programmi di acquisto di titoli già definiti”. Per evitare di importare le aspettative di inflazione dagli Usa, dunque, si chiede a Lagarde di dare fondo alle risorse a disposizione. Anche sulla revisione strategica della Bce, l’indicazione che arriva da Bankitalia sull’obiettivo di inflazione è chiara. “Un obiettivo numerico pari al 2 per cento, con una valutazione simmetrica degli scostamenti verso l’alto e verso il basso, sarebbe più chiaro e rafforzerebbe l’ancoraggio delle aspettative a medio e a lungo termine”.

Se questo è il piano della politica monetaria, per la piena Unione, dice Visco, “oggi la necessità di disporre di una capacità di bilancio comune è divenuta ancor più evidente” ancor più ora che c’è “la consapevolezza del fatto che shock comuni richiedono l’utilizzo di uno strumento europeo in grado di affiancare la politica monetaria unica”. Di cosa si tratta, nel dettaglio? “Una capacità di bilancio comune, accompagnata dalla revisione delle regole per le finanze pubbliche nazionali, dovrebbe fondarsi sulla possibilità di una stabile emissione di debito, garantita da fonti di entrata autonome“. Ciò detto, chiarisce il governatore, “il debito volto a dare corso a una politica di bilancio europea sarebbe ben distinto dal debito pregresso dei singoli paesi, che resterebbe responsabilità nazionale”.

Imprese e famiglie dopo la pandemia. Alert sulle banche

Le Considerazioni ricordano la severità della crisi Covid e quanto “gli interventi del Governo hanno permesso di contenere le ripercussioni della pandemia sulle famiglie e sul sistema produttivo”. Le misure adottate sono riuscite “a ridurre l’aumento delle disuguaglianze” e hanno “evitato che aziende sane, gravemente colpite dagli effetti della pandemia, fossero costrette a cessare l’attività”. Ora serve un intervento pubblico “più selettivo, concentrandosi nei settori che sconteranno ancora difficoltà legate alla crisi sanitaria e cercando di evitare di sussidiare imprese chiaramente prive di prospettive, pur garantendo il sostegno a chi è in esse occupato”.

Per Visco “nel corso dei prossimi mesi, con il prosieguo della campagna vaccinale, vi potrà essere un’accelerazione della ripresa. Secondo le nostre indagini più recenti le imprese già pianificano un deciso aumento degli investimenti; le famiglie appaiono più caute, ma con la normalizzazione della situazione sanitaria e la riduzione dell’incertezza l’elevato risparmio accumulato potrebbe gradualmente tradursi in maggiori consumi. Nella media dell’anno l’espansione del Pil potrebbe superare il 4 per cento”.

Le stesse imprese, d’altra parte, hanno molta liquidità a disposizione: “Nel 2020 il saldo finanziario del settore nel suo complesso (ovvero la differenza tra la variazione delle attività e quella delle passività finanziarie), alimentato anche dagli interventi di sostegno, è stato positivo per 38 miliardi, tre volte quello dell’anno precedente. Una parte consistente dei prestiti ottenuti è detenuta dalle imprese in depositi e altre attività liquide, che potranno essere utilizzati per finanziare nei prossimi mesi l’accelerazione dell’attività produttiva e gli investimenti”. Le famiglie, invece, sono prudenti. I trasferimenti pubblici hanno “raggiunto livelli imponenti nel 2020, con un aumento di oltre 30 miliardi al netto delle pensioni”. I consumi sono diminuiti del 10,7 per cento, quattro volte più della riduzione del reddito disponibile e la stretta – per le restrizioni – a differenza delle altre crisi c’è stata anche tra chi non ha difficoltà finanziarie.

Alle banche, il governatore ricorda che devono far “emergere in modo tempestivo e prudente” le perdite sui crediti senza aspettare la fine della moratoria, prolungata a fine anno, per evitare che questa renda “meno trasparenti i bilanci”. E’ invece un alert quello rivolto sulla situazione delle banche più piccole che presentano “debolezze strutturali” e che ora con “urgenza” devono “rivedano i propri modelli di attività”.

“Coesione e consapevolezza” per le riforme del Pnrr

Per la ripartenza, Visco insiste sulla “formazione adeguata” dei lavoratori dalla quale “dipende la possibilità per le imprese di fare leva su lavoratori e dirigenti qualificati. Dalla qualità complessiva del sistema dell’istruzione e di quello della formazione dipende la possibilità di accelerare l’inserimento nel mercato del lavoro e di favorire il miglioramento delle conoscenze lungo l’intera vita lavorativa. In Italia oltre 3 milioni di giovani tra i 15 e 34 anni non sono occupati, né impegnati nel percorso di istruzione o in attività formative; si tratta di quasi un quarto del totale, la quota più elevata tra i paesi dell’Unione europea”.

Ricordando le sfide nella realizzazione del Pnrr e delle complesse riforme che lo accompagnano, Visco ricorda che “serviranno coesione e consapevolezza da parte di tutti – politica, istituzioni, parti sociali, cittadini – della assoluta necessità di far fronte nel tempo agli impegni assunti”. Tra le priorità, “la riduzione dei divari territoriali nello sviluppo economico e sociale, oggi ancora più profondi dopo un decennio di stagnazione”. Se gli interventi saranno efficienti, l’impatto del Pnrr “potrà portare a un aumento del livello del Pil tra i 3 e i 4 punti percentuali entro il 2026. Significativi effetti aggiuntivi, fino a 6 punti in un decennio, potranno derivare dalle riforme e dai piani di incentivo alla ricerca e all’innovazione”. Un piano ben fatto, insomma, consentirebbe di “tornare a tassi di incremento del prodotto che la nostra economia non consegue da anni”.



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