Barcellona il presidente Bartomeu cede e si dimette

Barcellona, il presidente Bartomeu cede e si dimette

La Republica News
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BARCELLONA. “Més que un club” non è solo uno slogan per il Barcellona, ma la cruda realtà. Crudissima per Josep Maria Bartomeu che, dopo aver resistito negli anni a tutta una serie di congiure interne, compresa la tormenta perfetta scatenata a fine agosto da Lionel Messi e dal suo burofax, è stato buttato giù dall’antagonista che non ti aspetti. O, meglio, che non ti aspetti se non sei “più di un club”: il governo catalano.Ironia della sorte, sono stati proprio i politici a provocare le dimissioni di un presidente che non si è mai stancato di sottolineare come il club blaugrana, sebbene dovesse rimanere sempre al fianco della società catalana, non dovesse confondere la propria missione sociale con la politica. E, invece, la decisione della Generalitat di non accogliere la sua richiesta di rinviare di due settimane il referendum (contro di lui) previsto per domenica e lunedì prossimi, lo ha obbligato a fare un passo indietro. Anche perché nessuno della sua giunta direttiva voleva prendersi la responsabilità di organizzare in appena quattro giorni, dovendo far fronte a una situazione sanitaria estrema come quella attuale in Catalogna, un evento di questa portata. Ed è proprio per questa ragione che, il numero uno blaugrana aveva fatto sapere che, sebbene fosse giusto difendere il diritto dei soci del Barça di votare, non capiva le ragioni che avessero spinto il governo catalano, “in pieno stato d’allerta, con il coprifuoco e con un numero di contagi sempre più alto”, a sostenere che ci fossero le condizioni per celebrare il referendum in un’unica sede, al Camp Nou, come previsto dallo statuto del Club: “Una decisione contraddittoria e irresponsabile”.
E così, quando ha capito di avere contro la cupola della politica catalana, Bartomeu non ha avuto scelta: “La decisione di presentare le nostre dimissioni è stata meditata, serena e presa di comune accordo con tutti i miei compagni”. Anche perché l’elettorato blaugrana ha un’eta media di 58 anni e, per giunta, 40 mila soci superano i 60: “Questo è il motivo che ci ha spinto a chiedere alla Generalitat, che sapeva che dovevamo comunicare oggi (ieri, ndr) la data delle elezioni, di darci una copertura legale che ci permettesse di celebrare il voto con tutte le precauzioni del caso e, quindi, prevedendo seggi non solo al Camp Nou, ma su tutto il territorio nazionale. La stessa copertura legale che hanno chiesto loro al governo centrale spagnolo per fissare il coprifuoco e prendere altre misure preventive per evitare un ulteriore peggioramento dell’attuale crisi sanitaria. Nel nostro caso, però, hanno preferito lavarsi le mani e noi, in queste circostanze, non possiamo di certo convocare le elezioni”. Questo vuol dire che, nelle prossime ore, il Barça verrà messo nelle mani di una commissione che avrà il compito di gestire il club e soprattutto di fissare la data delle prossime elezioni che si dovranno celebrare non prima di 40 giorni e non più tardi di 90. Sempre e quando l’emergenza sanitaria lo permetta. La stessa emergenza sanitaria che avrebbe potuto perpetuare il regno di Bartomeu fino alla prossima primavera e che, invece, ne ha sancito la fine.


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