Bari, arrestato maresciallo dei carabinieri: depistaggi refurtiva rubata

Libero Quotidiano News

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24 luglio 2020

Sono stati i suoi stessi colleghi del Comando provinciale di Bari a mettergli le manette.  Un sottufficiale dell’Arma dei carabinieri,  Cosimo Maldarizzi comandante della Stazione di Cassano Murge, in provincia di Bari, è stato arrestato dai suoi colleghi del Comando provinciale dell’Arma con le accuse di peculato, omessa denuncia e depistaggio. I fatti si riferiscono al periodo che va dal 2018 al 2019. L’uomo, un maresciallo 56enne, ora sottoposto ai domiciliari, avrebbe sottratto parte di una refurtiva ritrovata dai carabinieri a seguito di un furto di automezzi, e poi si sarebbe reso responsabile di depistaggio. 
Otto gli automezzi sequestrati, tra cui anche una cisterna che il maresciallo, avrebbe sottratto e ceduto a un suo conoscente, gestore di un agriturismo. Poi avrebbe messo in scena il ritrovamento casuale della stessa. Di qui l’accusa di depistaggio. 

Il maresciallo, è sottoufficiale di lunga esperienza, peraltro molto apprezzato e premiato in alcune occasioni per gesti di grande generosità, ad esempio nel 2005 durante un violento nubifragio quando mise in salvo un suo commilitone e continuò, benché ferito, nelle ricerche di due famiglie disperse intrappolate dalla pioggia e poi nell’estate del 2008 in occasione di un incendio che colpì la Foresta Mercadante.
Nell’ordinanza di arresto la gip del Tribunale di Bari, Paola Angela De Santis, scrive: La “gravità dell’addebito”, il “progressivo intensificarsi delle condotte” illecite e “la scaltrezza manifestata” sono “indicativi di una certa dimestichezza e della sostanziale assenza di remore”. 
 Nell’indagine, coordinata dalla pm Chiara Giordano, sono indagate in stato di libertà altre tre persone: i gestori dei depositi dove è stata custodita la cisterna rubata illecitamente sottratta dal sottufficiale e un collega brigadiere per non aver segnalato l’avvenuta sottrazione del bene. Per la giudice De Santis gli arresti domiciliari per Maldarizzi sono “l’unica misura idonea ad arginare il pericolo di recidivazione, anche in ragione della vasta cerchia di conoscenze di cui l’indagato ha dimostrato di disporre”. 

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