Barriere antirumore si indaga per tentata truffa ai danni dello Stato

Barriere antirumore, si indaga per tentata truffa ai danni dello Stato

La Republica News
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Sapevano che le barriere antirumore erano a rischio crollo, che avrebbero dovuto sostituirle come messa in sicurezza, quindi manutenzione. Invece, i vertici di Autostrade per l’Italia hanno fatto passare l’intervento da circa 5 milioni di euro come “migliorie e investimenti”. Le voci non sono un dettaglio: nel primo caso i costi sarebbero stati a bilancio della concessionaria; nel secondo sono state computate sui pedaggi autostradali e scorporate dai costi della concessione, quindi a carico del Ministero delle Infrastrutture. Una truffa. Anche se bloccata dal recente sviluppo delle indagini.A chiarire i diversi aspetti è stato l’interrogatorio di Felice Morisco, direttore generale per la Vigilanza del Mit: al pm ha detto che “i costi derivanti da eventuali errori progettuali non possono determinare costi per lo Stato”. Tant’è. Cinque manager (su sei) che l’11 novembre scorso sono stati raggiunti dalle misure cautelari (a vario titolo arresti domiciliari e sospensione dal servizio) sono stati indagati dalla Procura di Genova per tentata truffa ai danni dello Stato.Il nuovo filone segue l’informativa che la Guardia di Finanza di Genova (Primo Gruppo e Nucleo Operativo Metropolitano) ha trasmesso al pm Walter Cotugno il 20 novembre scorso. Nel procedimento penale che segue si legge il reato contestato a tre manager di Aspi: Giovanni Castellucci (ex amministratore delegato); Michele Donferri Mitelli (ex direttore della Manutenzioni); Paolo Berti (ex direttore delle Operazioni); anche a Stefano Marigliani e Massimo Meliani, rispettivamente ex direttore e dirigente tecnico del Primo Tronco di Genova.Nell’ambito dell’inchiesta sulle barriere a rischio crollo Castellucci, Berti e Donferri sono stati raggiunti dall’arresto domiciliare, anche se i primi due hanno ottenuto la revoca della misura dal Tribunale del Riesame; Donferri resta ancora ai domiciliari. Marigliani, Strazzullo e Meliani per lo stesso filone penale hanno avuto l’interdittiva dal servizio per un anno.

Stando alle indagini delle Fiamme Gialle, quegli interventi di messa in sicurezza dei pannelli fonoassorbenti Integautos sono stati codificati come F2, relativi ad un apposito articolo della convenzione tra Mit e Aspi che permette alla concessionaria di recuperare i costi dalla cifra da pagare con la concessione.Al momento si conteggiano circa 5 milioni di euro riferiti al tronco genovese, ma l’inchiesta si estende a tutti i tratti autostradali che attraversano i centri abitati lungo la Penisola. Con un investimento decennale (2010-2020) di 224 milioni di euro. Autostrade, però, avrebbe omesso di specificare che la sostituzione delle barriere era dovuto ad un errore di progettazione compiuto dai suoi ingegneri, quanto invece ad un intervento di risanamento acustico. Sollecitato dai Comuni. Ma Carmine Testa, responsabile dell’Ufficio Territoriale del Mit, su questo filone sentito come testimone (anche se è indagato nel filone principale del crollo di Ponte Morandi) dichiara ai finanzieri: “Ho appreso dell’errore progettuale delle barriere soltanto dalla vostra indagine… Nessuno di Autostrade mi aveva riferito degli errori progettuali…”.Non solo la truffa, adesso emergono altri pericoli. Determinanti sono le dichiarazioni dei testimoni. L’ingegnere Luca Piacentini (collaboratore esterno di Aspi) in data 18 dicembre 2019 ha riferito che le barriere avevano grossi problemi non solo di resistenza al vento, anche agli urti che ne inficiavano la valenza di sicurezza al crash. E dice: “Sono a conoscenza che sono in atto prove di controllo in campo… da quello che ho avuto modo di constatare anche di persona, tali prove stanno dando esiti negativi… per questo motivo davanti alle barriere stanno posizionando dei new jersey…”.
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