Basket, Nba: Curry entra nella storia: è suo il record di canestri da 3 punti

Pubblicità
Pubblicità

Record infranto. Scritta la storia. Gioco cambiato. Per sempre. Da ieri Steph Curry è il più grande tiratore di tutti i tempi. Dopo un minuto aveva infilato la prima tripla da otto metri, eguagliato il record di Ray Allen e mandato baci al cielo. Il pubblico del Garden non sa cosa significhi vincere, ma riconosce i vincenti e sa come celebrarli. Così ha cominciato a tifare per Curry, il giocatore avversario dei Knicks, e lui ha raccolto l’invito. Mancava solo un altro tiro. Grazie anche alla difesa stracchino di New York, il numero 30 dei Warriors aveva capito che il record sarebbe arrivato in fretta. E così è stato. A 7’33’’ dalla fine del primo quarto, Curry ha ricevuto palla da Wiggins e infilato il tiro del 12-10 che lo ha fatto entrare nella storia: 2974 conclusioni da tre reallizzate, una in più del record. E in appena 789 partite, 511 meno di Allen.

Il 14 dicembre 2021 resterà nella storia: Curry è diventato – anche per le statistiche – il più grande tiratore da tre che il mondo abbia mai visto. Quando è entrata la parabola più attesa dell’anno, il Garden è esploso in un boato, il gioco si è fermato. Allen è entrato in campo per applaudirlo e dirgli all’orecchio “my boy, my boy”. L’abbraccio del padre, Dell, le braccia al cielo della madre, Sonya, le congratulazioni dei compagni, con Draymond Green (che gli ha servito per 479 volte l’assist per la tripla), a ripetere “thank you, thank you”, mentre l’aria del Garden si riempiva con le note della colonna sonora di ‘He Got game’, il film di Spike Lee in cui un giovane Allen era il protagonista.

Coach Steve Kerr ha consegnato all’asso dei Warriors il pallone del record. A Curry, pur sempre umano, sono venute le lacrime. In tv sono passate le immagini dei primi tiri da tre di Steph bambino, il rilascio particolare del pallone da sotto la linea degli occhi, la parabola implacabile. A cosa pensi quando tiri dall’arco? “Assolutamente a niente”, rispondeva nella clip. Lui niente, ma tutto il resto del mondo: “Entrerà anche questa?”.

Quando parte il tiro, vista la distanza, c’è tutto il tempo per chiederselo. Dodici anni 4 minuti e 27 secondi per segnare un record che considerata l’età, 33 anni, e la media da tre (5,4 a partita su 13 tentativi a partita) è destinato a essere polverizzato. Nessuno sa se sia già nato colui che gli toglierà un giorno lo scettro di Mister Three, ma al momento non sono previsti dal regolamento l’impiego di sparapalloni meccanici. Curry è la macchina. Curry è destinato a restare il più grande di sempre. Ha chiuso la serata con altre tre triple, che portano il conto totale a 2977.

Quando c’è qualcosa di divino, le coincidenze sono puntuali. Una è il Tempio. La nascita come super star risale al 27 febbraio 2013, proprio qui, al Madison Square Garden, in una partita trasmessa in tv in prima serata come stavolta. Giocatore che non faceva neanche parte della All Star, reduce da un intervento chirurgico alla caviglia, che gli ha salvato la carriera, Curry mise a segno 54 punti, con undici triple su tredici tentativi. Golden State perse (poi ha infilato otto vittorie consecutive, compresa quella di ieri, 105-96), ma la prestazione di un singolo giocatore trascese il risultato della partita. Quella notte era sbocciata la dimensione di Curry dall’arco di 7,24. La continuità nel tiro lo ha messo ben presto sulla scia di Allen. Per alcuni è diventato la sublimazione del basket, per altri la sua dannazione. In ogni caso Steph ha finito per rivoluzionare il gioco più di quanto abbiano fatto Wilt Chamberlain, Michael Jordan e LeBron James. Le difese hanno cambiato modo di difendere, si sono allungate, sono andate in pressione lontano da canestro. Hanno cambiato le regole sui contatti per adattarsi alle nuove geometrie.

Curry ha sfidato le leggi della natura, colpendo da tutte le distanze, tirando con il 43 per cento, una percentuale che lo pone sopra Allen e Reggie Miller, terzo in classifica, anche lui presente al Garden per le celebrazioni. Negli anni ’90 ogni squadra tirava dall’arco meno di dieci volte a partita, adesso arriva a trentacinque. Le partite sono un circo. Fare canestro da due è fuori moda. Mike D’Antoni dice che un giorno la Nba arriverà al tiro da quattro. Succederà quando Curry seguirà le partite in abiti civili, perché da tempo le sue conclusioni sono diventate piccole orbite. Ha già cambiato troppo questo sport, meglio che si riposi. Lui dirà di non pensare a niente in quel momenti, ma quando ha fatto partire il tiro del record, negli occhi aveva una luce diversa. 

Pubblicità

Pubblicità

Go to Source