Benifei: “Alle Europee tutelare gli uscenti come fanno gli altri socialisti. Serve una squadra plurale”

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Brando Benifei, capogruppo dem a Strasburgo, c’è una sollevazione degli eurodeputati del Pd sulle liste?

«Non esageriamo. Ci sono discussioni quando si parla di come comporre le liste. Nel caso del Pd si sa subito, perché non è un partito di proprietà di qualcuno. In altre forze politiche si apprende a giochi chiusi».

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Lei lavora di diplomazia in quanto capogruppo. Però la presenza dei civici in cima alle liste, le donne penalizzate dal meccanismo delle preferenze se la segretaria Schlein è in corsa, insomma malumori a gogò?

«La segretaria vuole giustamente allargare lo sguardo e coinvolgere figure capaci di parlare a una fetta di società più ampia. È importante e non è una novità. Se non lo avesse fatto il Pci per dire, non avremmo avuto Altiero Spinelli indipendente eletto in quelle file. Schierare dei civici è una ricchezza e non deve spaventare. Inoltre la candidatura dei leader può aiutare a fare capire la posta in gioco. Lo fece pure Enrico Berlinguer».

E gli uscenti?

«Vanno tutelati e tutelati davvero. È importante – lo dico per l’esperienza maturata da europarlamentare – trovare un equilibrio che permetta di continuare da subito il lavoro importante iniziato in questa legislatura con il Next generation eu, la transizione ecologica e l’integrazione tra i temi del lavoro e sociali».

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Un risiko molto complicato per Schlein. Lei sta dalla parte della segretaria?

«Guardi, io sono certo che agli elettori interessi prima di tutto il progetto, che definiremo nel solco del programma del Pse. Il cardine è: l’Europa ha fatto passi avanti, ma può anche tornare indietro. Perciò è necessaria una squadra plurale che porti avanti diverse istanze in linea con quanto Elly Shlein sta facendo alla guida del Pd: dalle battaglie sociali e di rinnovamento politico alla capacità di affrontare dossier complessi grazie all’esperienza sul campo. Questo pluralismo di forze sarà il di più che permetterà al Pd di avere maggiori consensi di quanti gliene attribuiscano i sondaggi».

C’è rabbia tra gli uscenti? E lei non teme una esclusione massiccia, una sorta di cambio di rotta attraverso le candidature?

«Non ho percepito rabbia, ma l’aspirazione a dare un contributo. In questi mesi noi abbiamo lavorato con la segretaria e portato avanti battaglie importanti dalla questione migranti all’ambiente all’intelligenza artificiale. Decisivo è avere una lista competitiva e non eleggere qualcuno o qualcuna».

Vanno messi in testa di lista, evidenziati?

«Devono avere un giusto spazio, come accade negli altri partiti socialisti europei. Ma sarà così».

Schlein si deve candidare?

«Sarà lei a decidere, io ritengo che la sua presenza sia un valore aggiunto».

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La possibile candidatura di Marco Tarquinio, pacifista, ex direttore di Avvenire, divide il Pd. Lei cosa ne pensa?

«La sensibilità sulla pace è molto forte tra i nostri elettori. Mettere veti a figure che parlano a mondi con cui dobbiamo interloquire, è sbagliato. Poi è chiaro che, come Socialisti&Democratici, noi prevediamo il sostegno al diritto all’interruzione di gravidanza, ai matrimoni egualitari».

Lei si candida a nord ovest in quale posizione?

«La costruzione delle liste è in corso: ho dato la mia disponibilità».

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