Bergamo lintervento dei carabinieri nel nido dove le maestre contagiate lavorano con i bambini

Bergamo, l’intervento dei carabinieri nel nido dove le maestre contagiate lavorano con i bambini

La Republica News
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BERGAMO – Intervengono i carabinieri sul caso dell’asilo nido Puffiland di Bergamo, dove – come denunciato da Repubblica – la titolare e la socia della struttura in questi giorni hanno continuato a lavorare con i bambini e ad incontrare i genitori nonostante avessero dichiarato in una comunicazione al tribunale (per un procedimento di sfratto) di essere positive al coronavirus. Stamattina i militari dell’Arma – stazione di Bergamo più i colleghi del Nucleo ispettorato del lavoro – hanno proceduto – insieme ai funzionari dell’ispettorato – ad acquisire tutta la documentazione relativa alla vicenda. A partire dall’email che Giuliana Capitaneo, responsabile (anche legale) della scuola, ha inviato ai giudici lo scorso 4 novembre – con allegato esito positivo del tampone – per giustificare l’impossibilità a presenziare ad un’udienza in programma il giorno dopo.Al momento i carabinieri – su disposizione del comandante provinciale Alessandro Nervi – stanno raccogliendo le carte e sono al lavoro per acquisire informazioni. Verranno ascoltate sia la titolare di Puffiland srl, sia la sua socia, la pregiudicata Maya Tomic. Ma ricostruiamo che cosa è successo nei giorni scorsi e perché oggi si è arrivati all’intervento dei carabinieri nella struttura di via Ruggeri da Stabello.
L’altro giorno a Puffiand tutto filava come sempre: c’erano nove bambini che giocavano tra cerchi, palline colorate e tappeti “magici”; la titolare dell’asilo e la sua socia ricevevano genitori, mostravano l’open space con il parquet chiaro e il cancello di Puffetta e Brontolone descrivendo le attività didattiche. Questo è ciò che era ed è l’asilo nido in centro a Bergamo. Come previsto da dpcm può restare aperto e funzionare regolarmente anche in piena pandemia. Il problema – la questione era già sul tavolo dell’Ats di Bergamo – è un brutto sospetto: la possibile positività al coronavirus della proprietaria nonché coordinatrice dell’asilo. Positività sua e forse anche della sua socia (“è pure lei in quarantena”). Che però hanno entrambe continuato e continuano a lavorare con i bambini.Il caso ruota intorno a una mail inviata al tribunale di Bergamo il 4 novembre. La scrivente è lei, Giuliana Capitaneo, responsabile dell’asilo e rappresentante legale di Puffiland srl. Il giorno dopo (5 novembre) avrebbe dovuto presentarsi in aula per un procedimento di sfratto per morosità nei suoi confronti. La parte attrice è il proprietario dei locali dove ha sede l’asilo nido, ex banca Unicredit, in via Ruggeri da Stabello. Capitaneo chiede al giudice se è possibile rinviare l’udienza “per legittimo impedimento”, “visto che sono risultata positiva al Covid”. Alla richiesta – che andrà a buon fine – è allegato l’esito del tampone eseguito dalla donna il 2 novembre. Test nasale effettuato all’Ospedale Papa Giovanni XXIII ovvero la trincea più calda del coronavirus nei mesi drammatici della prima ondata del virus. Il risultato conferma la positività di un precedente tampone (del 28 ottobre scorso).Ma restiamo alla mail. Scrive ancora la maestra: “Avrei delegato la mia socia ma anche lei è in quarantena per colpa dei figli positivi anch’essi”. La socia, dunque. Nemmeno lei può andare in tribunale, sempre causa Covid. Si chiama Maya Tomic, 34 anni, croata d’origine ma residente da anni in Italia. Ha precedenti penali per truffa. Nel 2011, quando risultava “nulla tenente”, ha patteggiato due anni di reclusione con la condizionale: a Bolzano prometteva vacanze da sogno a prezzi stracciati. I soldi versati dai turisti sparivano. Tomic adesso è socia in Puffiland. L’asilo nido sono lei e Capitaneo: una struttura “d’avanguardia”, inaugurata l’anno scorso, un asilo trilingue, associato alla Scuola svizzera.”Abbiamo 19 bambini”, hanno detto martedì le due socie a una coppia di genitori che si è presentata per un colloquio. Un altro incontro per l’iscrizione di un bimbo, durato un’ora, c’è stato il 6 novembre. È il giorno successivo all’udienza in tribunale alla quale Capitaneo ha dichiarato di non poter essere presente in quanto Covid positiva: né lei né la socia pregiudicata. Passano tre giorni. Il 9 novembre all’Ats arriva un esposto nel quale si riferisce lo stato dell’arte: nonostante l’indisponibilità causa virus inoltrata ai giudici, la titolare dell’asilo risulta presente in sede. Al Dipartimento salute viene chiesto di “voler verificare la regolarità del certificato allegato nella mail (l’esito del tampone)” e “in caso di conferma di voler verificare se la predetta Capitaneo stia violando la quarantena, ponendo a rischio la salute dei bambini dell’asilo nido”. Il mittente non riceve riscontro.Domanda: se i certificati medici sono veri, e fino a prova contraria si presume lo siano, come può la Capitaneo stare nell’asilo? E la sua socia? Se era in quarantena e non poteva andare in tribunale, perché all’asilo sì? Hanno mentito le due maestre? A chi? Le norme sul Coronavirus parlano chiaro. Chi è positivo ed esce di casa, o continua a lavorare, rischia pene severe. 


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