Berlino, la crisi afghana fa tremare il governo Merkel

Pubblicità
Pubblicità

BERLINO – Il governo Merkel trema. Da giorni si registrano risse sulla tardiva evacuazione dei tedeschi dall’Afghanistan tra il ministero degli Esteri, della Difesa e la cancelleria. Ma oggi sono volati stracci direttamente tra il responsabile degli Esteri Heiko Maas (Spd) e il capo dei servizi segreti esterni Bnd, August Hanning sulla pessima gestione tedesca dei rientri.

Per il capo della diplomazia tedesca “il Bnd ha fornito un’analisi errata della situazione, così come altri servizi segreti”, come ha spiegato a Spiegel. E Maas ha dovuto anche smentire voci su un suo passo indietro che si rincorrono dallo scorso fine settimana. Ma Hanning gli ha replicato a stretto giro dalle colonne della Bild: “il ministro esagera e vuole distrarre dal proprio fallimento che ha prodotto una devastante situazione riguardo alla sicurezza” del personale dell’ambasciata e degli altri tedeschi a Kabul.

Afghanistan, l’avanzata dei talebani spiazza l’Europa divisa sui profughi di Kabul. L’Aja e Berlino: “Sospendiamo i rimpatri”

La confusa gestione delle evacuazioni tedesche – partite un po’ a singhiozzo due giorni dopo quelle degli americani e di molti altri Paesi – ha già scatenato da giorni una scontro tra ministeri, dopo che la Bundeswehr è stata mandata talmente in ritardo a Kabul da costringere il governo a chiedere aiuto agli americani per mettere in salvo il personale dell’ambasciata. Ma ai ritardi dell’esecutivo guidato da Angela Merkel ha contribuito anche una nota dei servizi di venerdì scorso del Bnd che conteneva un clamoroso errore di valutazione: “una presa di Kabul da parte dei talebani prima dell’11 settembre è piuttosto improbabile”, avevano scritto gli uomini dei servizi segreti. 

Afghanistan, l’Europa divisa su come gestire la crisi dei migranti

La loro analisi si basava, come ha spiegato alla Bild l’esperto di sicurezza della Cdu, Patrick Sensburg, sulla forza dell’esercito afghano. “I fatti erano corretti”, argomenta. Peccato, aggiunge, che “gli afghani non sapessero per cosa combattere dopo la resa dei governatori, la loro disponibilità a farsi comprare e la fuga del presidente” Ghani.

Il capo dei servizi Hanning, però, insiste: “l’ambasciatore e il personale della sicurezza dell’ambasciata avevano chiesto venerdì e sabato, prima della caduta di Kabul, un’evacuazione immediata. La risposta dall’Unità di crisi del ministero degli Esteri, in base alle informazioni più nuove che abbiamo, è stata: non possiamo fare nulla. Il ministro non ha ancora deciso”.

Cosa succede se l’America non è più leader

Pubblicità

Pubblicità

Go to Source