Berlusconi al Colle coi voti di Iv. Micciché: “Me l’ha detto Renzi”

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“Matteo Renzi mi ha detto che se a Berlusconi dovessero mancare solo quelli, i voti di Italia Viva sarebbero garantiti”. Gianfranco Micciché, parlamentare di Forza Italia per cinque legislature e oggi presidente dell’Assemblea regionale siciliana, rivela a Repubblica un retroscena che la dice lunga sulle manovre in corso per il Quirinale.

Racconta un passaggio di una conversazione avuta con l’ex premier nel corso di una cena, avvenuta a metà ottobre a Firenze: argomento principale il patto fra Fi e Iv per le elezioni a Palermo ma nel menu dell’enoteca Pinchiorri, fra un brindisi e l’altro con un Guado al Tasso, è finita anche la corsa al Colle. Renzi non ha mai fatto mistero di avere altre idee per la successione a Mattarella, coltiva l’ambizione di condizionare la scelta attraverso un polo di Centro (e Casini è una delle ipotesi in campo) ma in un quadro diverso, in un eventuale redde rationem dalla quarta votazione in poi, è pronto a garantire il suo soccorso al Cavaliere.

Berlusconi spacca il centrodestra “Draghi oltre il 2023”. Salvini non ci sta

Fra le smentite degli ambienti renziani, Micciché riferisce la stessa operazione di cui si è fatto portavoce un altro pioniere forzista ben più noto, quel Marcello Dell’Utri che ha ricominciato a frequentare casa Berlusconi dopo la condanna per mafia e oltre cinque anni di detenzione. Lunedì scorso Dell’Utri si è presentato ad Arcore alla riunione fra dirigenti e coordinatori regionali. “Silvio, stai tranquillo, ho parlato con Renzi: da quelle parti ti vota anche la segretaria”, è la battuta riferita da uno dei presenti.

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E Dell’Utri, nel corso della reunion, avrebbe anche trasmesso l’ottimismo di Renzi: «Mi ha detto di fidarci di lui che ha fatto cadere Conte e io mi fido». Salvo poi confidare i dubbi del senatore fiorentino sui “tranelli” che a Berlusconi potrebbero fare invece Salvini e Meloni. Si badi, non sarebbero impressioni ricavate solo da una conversazione telefonica: Dell’Utri e Renzi si sarebbero visti a Roma, pochi giorni prima il vertice di Arcore. A confermarlo è ancora Micciché, che con l’ex presidente di Publitalia ha un rapporto ultratrentennale: “Sì, Marcello mi ha raccontato di avere incontrato Renzi. Non so se sia stato un incontro casuale, ma c’è stato”. Casuale o meno, sarebbe durato un’ora.

Draghi e il rebus Colle, governo a rischio con un presidente eletto solo da una parte

È il momento degli ambasciatori. Il Cavaliere formalmente non parla delle sue mire quirinalizie, dice ai suoi di essere lusingato dall’attenzione ma invita ad attendere l’eventuale verificarsi delle condizioni adatte. Intanto continua a tenere lontano Draghi dal Colle, indicando per lui la via della permanenza a Chigi «fino al 2023 e anche dopo». Ipotesi che piace a diversi big forzisti, fra cui il sottosegretario Giorgio Mulé («Draghi è un mezzo e non è un fine») ma non a Salvini e Meloni, che ieri hanno parlato per oltre un’ora negli uffici della presidente di Fdi alla Camera. Un asse che si consolida anche come risposta alle manovre centriste. Il dialogo a tutto campo fra i due esponenti sovranisti ha toccato anche il tema Quirinale, ma senza neppure prendere in considerazione l’idea che Draghi possa restare al governo oltre la fine della legislatura. La via maestra rimane il voto il prima possibile. E quella del leader di Fi viene considerata una fuga in avanti.

Da oggi, in ogni caso, Renzi attende segnali di vicinanza dal centrodestra, che ha la maggioranza nella giunta per le immunità chiamata a esprimersi sull’utilizzo delle intercettazioni dell’inchiesta su Open. Un sostegno, da parte di azzurri e loro sodali, sarebbe un primo passo.
 

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