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Biden: una “tassa minima globale” per le imprese contro i paradisi fiscali

La Republica News
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Milano – L’esatto contrario delle ricette economiche secondo cui sono una tassazione ridotta favorisce gli investimenti delle imprese e l’aumento dei redditi anche per i ceti bassi. Negli Stati Uniti, punto di riferimento dei liberisti, pensano l’esatto contario: bisogna alzare le imposte alle imprese, a partire dalla multinazionali, per favorire la ripresa post pandemia. Ma la riforma non deve rimanere all’interno dei confini Usa: per evitare che ci siano paesi che poi offrano tassazioni più basse per attirare imprese, occorre individuare “una tassa minima globale“, che valga ovunque. Comunciando così a combattere anche la piaga dei paradisi fiscali.

La proposta arrivata dalla segretaria al Tesoro dell’amministrazione democratica, Janet Yellen che in quanto ex governatore della banca centrale statunitense è molto ascoltata livello internazionale. Ed è stata subito sostenuta dal presidente John Biden, facendo subito intendere come la mossa fosse ampiamente concordata in vista del G20 che si apre in settimana dove la “tassa minima globale” saraà al centro del dibattito.

“Stiamo già lavorando con gli altri Paesi per un accordo su una tassa minima globale che possa fermare la corsa al ribasso e garantire stabilità, concorrenza, innovazione e crescita”, ha affermato l’ex numero uno della Federal Reserve, intervenendo al Chicago Council on Global Affairs. Aggiungendo come “la concorrenza non è solo un fatto di fusioni e acquisizioni, ma significa anche assicurarsi che i governi abbiano un sistema di imposizione fiscale stabile in grado di raccogliere entrate sufficienti da investire nel bene pubblico e nella risposta alle crisi”.

Poche ore dopo, parlando con la stampa a Camp David, il presidente Biden ha raccolto l’assist. L’esponente democratico che ha cancellato l’era Trump ora vuole fare lo stesso con il provvedimento che era stato uno dei cavalli di battaglia dell’ex presidente repubbicano: il taglio delle tasse per le imprese dal 35 al 21 per cento. La nuova proposta che Biden e la sua amministrazione porteranno al G20 prevede una via di mezzo, una aliquota al 28%, ma in qualche modo universale. del resto, lo aveva promesso in campagna elettorale: “stiamo parlando di una tassa tutto sommato equa su cui tutto erano d’accordo”.

 L’idea di una tassazione globale era stata già avanzata daJanet Yellen durante l’audizione di conferma della sua nomina, dove aveva espresso l’impegno dell’amministrazione Biden “ad aggiornare le norme fiscali globali in modo da stabilire regole di tassazione minima efficaci, prevenire il trasferimento dei profitti globali (nei paradisi fiscali) e garantire che le società paghino la loro giusta quota”. Biden può anche contare sul fatto che la prospettiva di una riforma fiscale al rialzo non spaventa i mercati, al momento: anche ieri Wall Street ha ritoccato i nuovi massimi al rialzo, sulla scia delle proposte di Biden per il rlanciod ell’economia e del suo nuovo piano da 1.900 miliardi di dollari

Il fatto che il tema sia ormmai sdoganato e che stia cambiando, come si dice ora, la narrazione politica lo dimostra quanto sta avvendo nello stato di New York: il governatore Andrew Cuomo – che come tutti i repubblicani era stato fiero oppositore di un aumento della tassazione – si sta accordando con i deputati del congresso statale per portare dall’8,82% al 9,65% l’aliquota per chi guadagna oltre un milione di dollari. Secondo quanto riporta il New York Times, per i redditi fra i 5 e i 25 milioni l’imposta sarebbe del 10,3% mentre per gli over 25 milioni sarebbe il 10,9%. La misura, in caso di approvazione, consentirebbe di generare 4,3 miliardi di dollari extra l’anno.

Cuomo vuole così reagire al calo di popolarità che lo sta inseguendo nei sondaggi dopo lo scandalo legato alle accuse di molestie sessuali nei suoi confronti, ma è significativo che per recuperare nei consensi si sia a sua volta votato a una riforma fiscale. Nel senso dell’introduzione di maggiori tasse.



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