Biglietti aerei: le agenzie di viaggio fanno causa a Ryanair per concorrenza sleale

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Continua la battaglia tra Ryanair e le agenzie di viaggio. Stavolta sono queste ultime a sferrare l’offensiva portando in tribunale la compagnia aerea attraverso un’azione collettiva di concorrenza sleale. Lo ha fatto la Fiavet, l’associazione di categoria che aderisce a Confcommercio e riunisce circa 1400 tra agenzie e tour operator. L’atto di citazione è stato notificato a inizio luglio al tribunale di Milano e per metà dicembre è attesa la prima udienza.

Al centro della disputa c’è la vendita dei biglietti aerei, che Ryanair effettua solo sul proprio sito. Ma il tema non è solo quello. Se ad acquistare è un singolo viaggiatore non ci sono problemi. Ma se lo fa un intermediario, il vettore irlandese “prima vende il biglietto, e poi cerca in tutti i modi di ostacolare la procedura di check in online, ad esempio chiedendo il riconoscimento facciale di ogni viaggiatore, in una procedura complessa e da concludere in tempi limitati” spiega Federico Lucarelli, legale di Fiavet. “Immaginiamo una gita scolastica con oltre 50 tra ragazzi e docenti: per un’agenzia diventa difficilissimo, a volte impossibile adempiere a questi obblighi”.

In più, scrive Fiavet in una nota, “il controllo prevede la firma del passeggero per verificarne la sua autenticità, una pratica che richiede al massimo 7 giorni e per la quale è comunque necessaria la copia del documento del passeggero e un dispositivo dotato di fotocamera”. Ryanair è l’unica compagnia aerea a porre questi paletti, ma non è difficile capire perché sia partita la causa visto che è anche la prima in Italia per numero di passeggeri trasportati. A oggi l’azienda guidata da Micheal O’Leary non versa alcuna commissione alle agenzie che vendono un suo biglietto (e in questo, non è l’unica), ma resta il business delle commissioni che gli operatori chiedono ai propri clienti, intorno ai 10-15 euro a biglietto.

“In questa causa noi non chiediamo di rivedere le commissioni – precisa Lucarelli – ma che il giudice ci riconosca il diritto di fare il nostro mestiere: vendere biglietti aerei per i nostri clienti senza essere discriminati. Ricordiamo che l’attività di intermediazione è prevista dalle leggi italiane”. Fiavet chiede anche un risarcimento simbolico che ha individuato in cento euro per agenzia.

Le agenzie di viaggio hanno chiesto all’associazione di consumatori Adiconsum di aderire alla causa. “È una decisione che stiamo valutando – spiega il segretario nazionale Andrea Di Palma – e che prenderemo dopo aver incontrato Ryanair prima della fine dell’estate: se non ci forniranno spiegazioni esaustive, parteciperemo. Quella del riconoscimento facciale solo per chi prenota tramite agenzia, però, sembra una pratica discriminatoria anche nei confronti dei consumatori che si rivolgono a questo tipo di servizio, in genere più anziani e con meno nozioni digitali”. Repubblica ha chiesto a Ryanair un commento su questa vicenda, ma dalla società non è arrivata alcuna risposta.

I precedenti

Nel 2020 Ryanair aveva accusato le agenzie di viaggio online (non parliamo quindi delle aziende associate a Fiavet) di trattenere per sé i rimborsi Covid destinati ai viaggiatori. In quell’occasione il vettore inaugurò la cosiddetta “verifica cliente” con l’obiettivo di spezzare il rapporto tra agenzie e consumatori, dialogando solo con questi ultimi. La stessa logica che sottende alle procedure denunciate oggi da Fiavet.

Questa battaglia è iniziata 16 anni fa: “Fu nel 2007 che Ryanair cambiò la sua policy nei confronti delle agenzie di viaggio online, impedendo loro di vendere i suoi biglietti” spiega Marco Consonni, partner dello studio associato Orsingher Ortu: “Tuttavia in diversi Paesi europei le cause giudiziarie hanno portato a sentenze che hanno dato ragione alle agenzie, stabilendo che è loro diritto agire da intermediarie anche per biglietti Ryanair. Una sentenza di questo tipo, confermata in appello, l’abbiamo avuta anche in Italia”.

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